Valle Ufita tradita: il taglio ai fondi azzoppa il futuro logistico dell'Irpinia
Il nodo di Valle Ufita tra tagli e ambizioni: il reale valore del polo logistico irpino
La vicenda che coinvolge la Piattaforma Logistica di Valle Ufita rappresenta da mesi uno dei casi più spinosi per lo sviluppo infrastrutturale delle aree interne del Mezzogiorno. Il recente definanziamento – o la riprogrammazione tecnica dei circa 140 milioni di euro destinati al raccordo e al polo intermodale a ridosso della futura Stazione Hirpinia della linea Alta Velocità/Alta Capacità Napoli-Bari – ha riacceso un duro scontro tra amministrazioni, rappresentanti politici e sindacati.
I fatti mettono in evidenza un percorso travagliato sul piano finanziario. Dopo il primo ridimensionamento legato alle rigide scadenze del PNRR, che imponevano il completamento dei lavori entro il 2026, l'opera era stata indirizzata verso la copertura con fondi europei e di coesione. La scelta della Regione Campania di stralciare o dirottare tali somme verso altre priorità ha scatenato la dura reazione delle opposizioni e degli amministratori locali, i quali temono che senza l'hub logistico la nuova stazione ad alta velocità rimanga un’opera cattedrale nel deserto, priva del suo polmone merci e industriale.
Al di là dello scontro politico sulle risorse, resta da chiarire se la Piattaforma Logistica di Valle Ufita possieda un reale potenziale strategico o se sia un'opera sopravvalutata. Gli analisi di settore e lo studio di fattibilità dell'infrastruttura convergono su una risposta chiara: la potenzialità concreta esiste, ed è legata a precisi fattori geografici ed economici.
In primo luogo, Valle Ufita si trova in una posizione baricentrica lungo la direttrice trasversale tra Tirreno e Adriatico. La presenza contemporanea dell’autostrada A16 Napoli-Canosa e della nuova tratta ferroviaria ad alta capacità offre un'opportunità rara per il Mezzogiorno: realizzare una vera intermodalità ferro-gomma capace di servire le filiere produttive non solo dell'Irpinia, ma dell'intero bacino campano-pugliese.
In secondo luogo, l'area industriale circostante ospita già insediamenti di peso nei settori automotive, della meccanica e dell'agroalimentare. Una piattaforma logistica attrezzata ridurrebbe drasticamente i costi di trasporto per l'import e l'export delle aziende locali, rendendo l'area della Valle Ufita attrattiva per nuovi investimenti nazionali ed esteri, specialmente se inserita nel quadro delle agevolazioni della ZES Unica per il Sud.
Tuttavia, il potenziale di un'infrastruttura merci non vive solo di posizione geografica. Dipende dalla capacità di attrarre grandi operatori della logistica e della distribuzione. Senza il raccordo ferroviario che colleghi direttamente i binari della linea Napoli-Bari ai piazzali di carico, la piattaforma perde gran parte del suo valore competitivo, riducendosi a un semplice autoporto. È per questo che la perdita dei 140 milioni rappresenta un ostacolo critico: senza l'interconnessione ferroviaria, la grande scommessa dell'intermodalità rischia di rimanere incompiuta, trasformando una concreta opportunità di riscatto economico in un ennesimo cantiere a metà.