Cervinara. San Potito, il giovane tiglio che non ha fatto in tempo a crescere
Era stato piantato per raccogliere l’eredità del vecchio tiglio: oggi è secco, lasciando nel cuore dei cervinaresi tanta malinconia.
Ci sono alberi che sono semplicemente alberi. E poi ce ne sono alcuni che, con il passare degli anni, diventano parte della memoria di una comunità. Il tiglio di San Potito era uno di questi.
Per questo, oggi, guardare quella giovane pianta ormai secca fa male un po’ di più.
Era stata accolta con gioia, quasi con affetto, perché arrivava dopo la fine del vecchio tiglio, quello sotto la cui ombra sono cresciute generazioni di cervinaresi. Un albero che aveva accompagnato giornate, incontri, chiacchiere e momenti della vita quotidiana. Poi era arrivato il tempo del suo addio, una fine che molti avevano vissuto con dispiacere.
Quando, al suo posto, comparve un nuovo giovane tiglio, sembrò quasi di assistere a un passaggio di testimone.
Era piccolo, fragile, ancora tutto da crescere. Ma proprio per questo racchiudeva una promessa: quella di diventare, un giorno, il nuovo albero di San Potito.
Avrebbe dovuto mettere radici mentre intorno cambiava il paese. Avrebbe dovuto allargare lentamente la sua chioma, regalare ombra d’estate e magari diventare, tra venti o trent’anni, il punto sotto il quale qualcuno avrebbe raccontato ai propri figli e nipoti di quando quel tiglio era soltanto un giovane alberello.
Invece, dopo poche settimane di vita, è rimasto lì, con i rami spogli e le foglie ormai assenti.
Non serve cercare colpe o puntare il dito. La natura, a volte, sa essere fragile e imprevedibile, e dietro la fine di una pianta possono esserci molte ragioni. Resta però una domanda, semplice e comprensibile: come è possibile che una speranza appena piantata sia durata così poco?
La fotografia del tiglio secco racconta oggi qualcosa che va oltre la sorte di un albero.
Racconta il dispiacere di chi avrebbe voluto vederlo crescere. Racconta il desiderio, forse ingenuo ma bellissimo, di consegnare alle generazioni future qualcosa che appartenesse anche a quelle passate.
Perché piantare un albero non significa soltanto mettere una pianta nella terra.
Significa pensare al domani.
Significa immaginare qualcuno che, tra molti anni, possa sedersi all'ombra di quei rami senza sapere nemmeno chi li abbia piantati. Significa lasciare un segno che non appartenga soltanto a chi vive oggi, ma anche a chi verrà dopo di noi.
E forse è proprio questo che rende così malinconica la vista di quel giovane tiglio.
Non è soltanto un albero che non ce l'ha fatta.
È un futuro che avevamo già cominciato a immaginare.
A San Potito resta dunque quel piccolo spazio vuoto nel verde, mentre accanto continuano la strada, le case, le giornate e la vita del paese.
Chissà che un giorno non possa essere piantato un altro tiglio.
E chissà che questa volta possa crescere forte, mettere radici profonde e diventare davvero quell'albero che i cervinaresi avevano già cominciato ad aspettare.