Università Pegaso: oltre 4.200 iscrizioni nel mirino dei pm.
La Procura di Napoli indaga su una presunta compravendita di lauree ed esami truccati a distanza, quaranta le persone iscritte nel registro degli indagati.
La Procura della Repubblica di Napoli ha avviato una vasta inchiesta giudiziaria nei confronti dell’Università Telematica Pegaso, ipotizzando illeciti su oltre 4.200 iscrizioni irregolari relative a corsi di formazione, lauree e master nel periodo compreso tra l'era del fondatore Danilo Iervolino e il 2025. Il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza sta conducendo le indagini per disvelare un presunto sistema corruttivo volto ad aumentare artificialmente il numero degli studenti e i ricavi aziendali dell’ateneo, procedendo a perquisizioni informatiche e domiciliari che coinvolgono quaranta indagati ed ex vertici societari, mentre la ministra dell’Università Anna Maria Bernini è stata ascoltata unicamente in qualità di testimone estranea ai fatti.
Il quadro investigativo delineato dai magistrati inquirenti descrive una gestione spregiudicata delle attività didattiche e amministrative, ramificata sul territorio nazionale attraverso la rete dei poli di orientamento convenzionati. Le accuse formulate a vario titolo spaziano dall'associazione per delinquere alla corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, fino alla falsità ideologica e all'induzione indebita a promettere utilità. Al centro degli accertamenti vi sono in particolare i corsi dedicati alla formazione degli educatori professionali socio-pedagogici e i percorsi formativi dell'area sanitaria, settori in cui gli investigatori ipotizzano sistematiche anomalie nel riconoscimento dei crediti, nella convalida delle immatricolazioni e nell'organizzazione dei tirocini obbligatori.
I dettagli emersi dall'attività tecnica e informatica svelano inoltre un sofisticato stratagemma per l'alterazione delle sessioni d'esame svolte in modalità telematica, che avvenivano mediante l'utilizzo di programmi di controllo remoto come TeamViewer e AnyDesk installati sui computer dei candidati. Attraverso questi applicativi informatici esterni si realizzava una condivisione preventiva dei panieri di domande e si fornivano le risposte esatte in tempo reale durante i test, configurando quello che gli inquirenti definiscono un vero e proprio mercimonio di titoli accademici e attestati privi dei requisiti di legge. Tale meccanismo fraudolento sarebbe servito a incrementare l'attrattività commerciale del gruppo sul mercato universitario, espandendo il bacino d'utenza a discapito della trasparenza e della correttezza delle prove d'esame.
Di contro, l'attuale governance dell'Università Pegaso ha manifestato un atteggiamento di totale distacco dalle condotte contestate, dichiarandosi formalmente parte lesa nel procedimento penale in corso. I vertici dell'ateneo hanno precisato che i fatti contestati si riferiscono a fattispecie isolate risalenti a diversi anni fa e che la stessa istituzione ha avviato un rigoroso audit ispettivo interno, sfociato poi in un formale esposto depositato presso le autorità giudiziarie competenti. A seguito di tali verifiche interne e dei conseguenti procedimenti disciplinari, l'ateneo ha provveduto all'allontanamento definitivo dei funzionari, dei dipendenti e dei referenti amministrativi coinvolti nelle irregolarità delle immatricolazioni.
L’intera vicenda ha riacceso i riflettori sulla necessità di un controllo più stringente nel settore dell’istruzione digitale, spingendo il Ministero dell'Università e della Ricerca a intervenire tempestivamente con nuove disposizioni normative per ristabilire il rigore didattico. Il recente decreto ministeriale emanato nel corso del 2024 ha infatti introdotto criteri decisamente più severi per l'erogazione delle lezioni a distanza e ha stabilito il ripristino degli esami in presenza come modalità ordinaria di valutazione. Nel frattempo, i giudici del Tribunale del Riesame hanno già confermato la piena legittimità dei decreti di sequestro e delle perquisizioni eseguiti dai militari, mentre si indaga anche sulla responsabilità amministrativa delle società del gruppo per il presunto vantaggio economico derivante dall'illecito aumento del fatturato.