Superbonus, truffa da 560 milioni: sequestri in diverse province, 12 indagati

Fatture false e lavori fantasma in tutta Italia: la Guardia di Finanza smantella un'organizzazione criminale e blocca i crediti fittizi.

A cura di Redazione
11 giugno 2026 08:57
Superbonus, truffa da 560 milioni: sequestri in diverse province, 12 indagati -
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I Finanzieri del Comando Provinciale di Siracusa, coordinati dalla Procura Aretusea, hanno eseguito il sequestro preventivo di circa 560 milioni di euro in crediti fiscali inesistenti legati al Superbonus 110%. L'operazione, condotta in sinergia con i reparti speciali di Roma e l'Agenzia delle Entrate, ha colpito un'agguerrita associazione a delinquere composta da 12 indagati. Il sodalizio criminale drenava risorse pubbliche attraverso la simulazione di imponenti lavori di riqualificazione energetica mai avviati, sfruttando l'ignaro patrimonio immobiliare di decine di condomini italiani prima che i proventi illeciti potessero essere riciclati nel circuito economico legale.

Il sofisticato network criminale utilizzava i dati reali di ben 22 condomini sparsi in tredici province italiane, dove imprese del tutto oneste stavano eseguendo o avevano già terminato veri interventi di ristrutturazione. I professionisti al centro dell'inchiesta riuscivano a intercettare le informazioni di questi stabili all'insaputa di proprietari e amministratori, inserendo poi nei sistemi informatici i dati catastali per giustificare l'emissione di fatture false da parte di oltre 60 società cartiere. Queste aziende fittizie, nate al solo scopo di accumulare i bonus monetizzabili, venivano intestate a prestanome reclutati appositamente in Lombardia per schermare i veri registi della truffa e assorbire le responsabilità penali in caso di controlli.

La transizione cruciale dal dato cartaceo al valore finanziario avveniva in Abruzzo, dove l'organizzazione contava su due intermediari abilitati nella provincia di Chieti. Questi ultimi sfruttavano le proprie credenziali per accedere direttamente alla piattaforma telematica dell'Agenzia delle Entrate e inviare più di 2.000 comunicazioni di cessione del credito. Per ogni singola pratica caricata nel sistema, i due tecnici ricevevano un compenso fisso, un meccanismo sistematico che ha permesso di generare e far comparire centinaia di milioni di euro di incentivi fantasma nei cassetti fiscali delle imprese coinvolte nel raggiro.

L'intervento tempestivo della magistratura siracusana ha infine interrotto la catena del riciclaggio proprio mentre i crediti stavano per essere ceduti a terzi e monetizzati in contanti. I cinque decreti di sequestro d'urgenza emessi dalla Procura e convalidati dal Giudice per le indagini preliminari, uniti al blocco informatico immediato dei cassetti fiscali, hanno congelato l'intera cifra prima della sua dispersione. L'indagine mette in luce la gravità delle contestazioni che ora gravano sui dodici indagati, chiamati a rispondere a vario titolo di truffa aggravata ai danni dello Stato, autoriciclaggio e false fatturazioni.

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