Il silenzio "elettorale" sul bilancio di Cervinara: i nodi che tornano al pettine
Oltre un milione di euro di tasse evase emergono solo dopo il voto: i cittadini ora temono il salasso.
Il 31 dicembre 2025, a Cervinara, il Commissario Straordinario ha approvato un bilancio comunale che portava con sé un pesante fardello finanziario, ma la recente campagna elettorale si è consumata nel silenzio più assoluto riguardo alla reale situazione delle casse pubbliche. Tra veleni personali e comizi infuocati, nessuno dei candidati ha osato toccare l'argomento, lasciando la cittadinanza all'oscuro di un buco da 1 milione e 135 mila euro di evasione tributaria. Oggi che i riflettori della propaganda si sono spenti, la comunità si trova a fare i conti con una realtà drammatica e con lo spettro di un imminente aumento delle tasse locali, una iattura per le tante famiglie che faticano a mettere insieme il pranzo con la cena.
La scelta di non parlarne durante i comizi elettorali appare oggi come una precisa strategia per non dover rinunciare alle classiche e rassicuranti promesse da campagna elettorale. Mettere in piazza la reale consistenza del bilancio avrebbe costretto i candidati a un bagno di realtà e a spiegare come intendevano risanare i conti, preferendo invece spostare il dibattito su insulti e questioni personali che nulla avevano a che fare con il bene comune. Questo silenzio colpevole pesa ora come un macigno sulla credibilità della classe politica locale, che ha evitato di mostrare il baratro finanziario pur di racimolare qualche consenso in più nelle urne.
Il capitolo più doloroso di questa vicenda riguarda le cifre dell'evasione tributaria, una montagna di denaro sottratta alla comunità che difficilmente potrà essere recuperata. Su un totale di 1 milione e 135 mila euro, ben 950 mila euro si riferiscono ad accertamenti legati a vecchie e nuove imposte sugli immobili come Ici, Imu e Tasi, a cui si aggiungono altri 185 mila euro per la tassa sui rifiuti, la Tari. La domanda che risuona forte tra le strade di Cervinara è come sia stato possibile accumulare un simile ritardo e chi, all'interno della macchina comunale, abbia tollerato o ignorato per anni il fatto che una fetta così consistente di contribuenti non pagasse il dovuto.
Il mancato affidamento del servizio nei tempi dovuti avrebbe creato per circa due anni nel periodo Covid una vera e propria paralisi, impedendo un'azione di recupero tempestiva ed efficace quando i crediti erano ancora esigibili. Ora che i termini sono scaduti o che molte posizioni sono diventate irrecuperabili, il Comune rischia di dover cancellare queste somme, traducendo il danno in una perdita definitiva per i servizi pubblici essenziali.
La tolleranza prolungata verso i furbi del tributo non è solo un danno economico, ma rappresenta una profonda ingiustizia sociale verso chi, pur tra mille difficoltà, ha sempre pagato fino all'ultimo centesimo. Le istituzioni locali devono spiegare se dietro questa inerzia vi sia stata una semplice inefficienza burocratica o una precisa volontà politica di non inimicarsi l'elettorato attraverso controlli rigorosi. Questo meccanismo inceppato ha alimentato una cultura dell'impunità che oggi, inevitabilmente, rischia di presentare il conto alle fasce più deboli e vulnerabili della popolazione.
La preoccupazione più grande per il futuro prossimo è che si potrebbe rende necessario l'aumento delle aliquote al massimo consentito dalla legge. Per una comunità già provata dalla crisi economica, un ulteriore rincaro delle tasse su casa e rifiuti sarebbe un colpo fatale. I cittadini di Cervinara non sono disposti a pagare per gli errori del passato e pretendono che il risanamento parta dall'efficienza e dalla trasparenza, non dalle tasche di chi già fatica a sopravvivere.