Solofra: minacciato di morte per uscire dal riciclaggio, due indagati

Fermato un 29enne e identificato un complice: costringevano un uomo in difficoltà a riciclare proventi di truffe su conti correnti fittizi.

A cura di Redazione
04 aprile 2026 11:40
Solofra: minacciato di morte per uscire dal riciclaggio, due indagati -
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I Carabinieri della Compagnia di Solofra hanno smantellato un pericoloso sodalizio criminale dedito all'estorsione e al riciclaggio. L'operazione è scattata a seguito della denuncia di un cittadino solofrano che, spinto da una grave vulnerabilità economica, aveva accettato di prestare il proprio nome per l'apertura di conti correnti e carte prepagate.

Il meccanismo del riciclaggio

Il sistema era semplice quanto illecito: sui conti della vittima venivano accreditate ingenti somme di denaro, poi risultate proventi di svariate truffe. In cambio del disturbo, l'uomo riceveva una piccola percentuale su ogni prelievo effettuato per conto dei due malfattori.

La situazione è precipitata quando gli istituti bancari hanno iniziato a segnalare le operazioni come sospette. Presa coscienza della natura criminale del giro d'affari, la vittima ha tentato di troncare i rapporti, scatenando la violenta reazione dei complici.

Le indagini e i provvedimenti

Le minacce, arrivate fino alla promessa di morte, non hanno fermato l'uomo, che si è rivolto alla locale stazione dell'Arma. Le indagini dei militari, supportate da complesse attività tecniche, hanno permesso di incastrare i due responsabili in pochi giorni:

  • Un 29enne di Solofra: sottoposto a fermo e successivamente colpito dalla misura cautelare del divieto di dimora nel proprio comune.

  • Un 32enne di Atripalda: già agli arresti domiciliari per altri reati, identificato come presunto complice e deferito all’Autorità Giudiziaria.

"L'operazione sottolinea l'importanza di denunciare tempestivamente ogni forma di sopruso, specialmente quando le difficoltà economiche rischiano di trasformare i cittadini in strumenti nelle mani della criminalità."

Il Tribunale di Avellino ha convalidato i provvedimenti, ponendo fine a un sistema di vessazioni che sfruttava il bisogno per alimentare circuiti illeciti.

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