Caso Santamaria, Fioravante Bosco: «Contratto scaduto da giugno, ora intervengano Procura e Quirinale»

Bosco scrive a Mattarella e Procura: «Incarico Santamaria nullo dal 2024. No all’assegno alimentare, la città ha già pagato fin troppo».

A cura di Redazione
02 aprile 2026 10:36
Caso Santamaria, Fioravante Bosco: «Contratto scaduto da giugno, ora intervengano Procura e Quirinale» -
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Non accenna a placarsi la bufera politica e giudiziaria che ha travolto il Comune di Benevento dopo l’arresto del dirigente esterno Gennaro Santamaria. A intervenire con durezza è il Dott. Fioravante Bosco, già segretario generale della Uil e storico Comandante della Polizia Municipale, che solleva una questione tecnica e morale destinata a far discutere: la legittimità della permanenza in carica del dirigente ben prima del suo arresto.

L’appello alle massime cariche dello Stato

Bosco ha annunciato di aver formalizzato una richiesta d'intervento indirizzata al Procuratore della Repubblica, Nicola D’Angelo, e al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. L’obiettivo è chiaro: porre fine immediatamente a quello che definisce un "contratto di lavoro" già giuridicamente nullo.

Secondo l’analisi di Bosco, l’incarico di Santamaria sarebbe scaduto inesorabilmente il 30 giugno 2024. Il riferimento normativo citato è l’art. 19, comma 6, del D.Lgs. n. 165/2001, che impone un limite invalicabile di cinque anni per la stipula dei contratti dei dirigenti pubblici non di ruolo.

«Rescissione subito, non mi fido delle dimissioni»

La nota punta l'indice contro l'amministrazione comunale, chiamando in causa direttamente il Segretario Generale dell’Ente, Riccardo Feola, nella sua qualità di Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (RPCT). Spetterebbe a lui, secondo Bosco, procedere alla rescissione formale del contratto.

Quanto alle dimissioni trapelate dal carcere di Capodimonte, Bosco resta scettico:

«Non mi fido affatto delle dimissioni preannunciate fino a quando non le vedrò coi miei occhi; presenterò apposita istanza al Protocollo generale per chiederne copia».

Il paradosso dell’assegno alimentare

L'aspetto che più indigna l'ex Comandante è quello economico. Dopo anni di retribuzioni consistenti — quantificate in circa 100.000 euro lordi annui più 45.000 euro di indennità di risultato — la comunità beneventana rischia ora di dover corrispondere al dirigente sospeso l’assegno alimentare, pari al 50% dello stipendio.

«Mi sembra davvero una bestemmia», conclude Bosco con un amaro riferimento al periodo pasquale, «che la comunità debba continuare a pagare dopo aver già versato cifre simili per quasi sette anni». Una battaglia di legalità e trasparenza, quella di Bosco, che sposta l'attenzione dalle responsabilità penali del singolo alla gestione amministrativa di Palazzo Mosti.

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