Salto indietro sulla medicina territoriale: Schillaci ritira il decreto

Proteste dei sindacati e tensioni politiche fermano la riforma delle Case di Comunità. Bertolaso abbandona il tavolo e minaccia le dimissioni.

A cura di Redazione
10 giugno 2026 19:28
Salto indietro sulla medicina territoriale: Schillaci ritira il decreto -
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Il Ministero della Salute, guidato da Orazio Schillaci, ha ritirato la bozza di decreto legge sulla riforma della medicina territoriale a Roma, durante un vertice con gli assessori regionali alla sanità tenutosi nelle scorse ore. Il provvedimento, che mirava a riorganizzare l'assistenza locale inserendo i medici di famiglia nelle Case di Comunità e trasformandone una parte in dipendenti pubblici, è stato bloccato a causa del forte scontro con i sindacati di categoria e delle crescenti frizioni politiche interne alla maggioranza di centrodestra. La decisione, comunicata dal capo di gabinetto Marco Mattei, sposta ora il confronto su un possibile accordo da inserire nel prossimo rinnovo della convenzione nazionale.

L'atto di indirizzo ministeriale ha subito una battuta d'arresto decisiva dopo settimane di crescenti polemiche e tensioni sotterranee. Il testo originario non era ancora approdato formalmente sul tavolo del Consiglio dei ministri, ma la sua diffusione informale aveva già sollevato un polverone tra i rappresentanti dei medici di medicina generale, contrari a un mutamento così radicale del proprio status giuridico ed economico senza una reale concertazione. Le pressioni di alcuni partiti della coalizione di governo, preoccupati per il potenziale impatto elettorale e sociale della misura, hanno infine convinto il ministro Schillaci a optare per una strategia più morbida e negoziata.

La retromarcia dell'esecutivo ha tuttavia provocato un immediato terremoto politico all'interno delle amministrazioni regionali che più avevano scommesso sul nuovo modello organizzativo. Il caso più eclatante si è registrato con la reazione di Guido Bertolaso, assessore alla sanità della Regione Lombardia e storico sostenitore della necessità di legare maggiormente i medici di base alle strutture territoriali pubbliche. Secondo quanto riferito da fonti presenti all'incontro, Bertolaso avrebbe abbandonato anzitempo il tavolo tecnico ministeriale in segno di aperta protesta, annunciando addirittura l'intenzione di rassegnare le proprie dimissioni per il mancato coraggio dimostrato dal governo nel perseguire il cambiamento.

Il futuro della sanità di prossimità si sposta adesso su un binario puramente contrattuale, abbandonando la via d'urgenza del decreto legge che avrebbe imposto i tempi dall'alto. L'intenzione del Ministero della Salute è quella di recuperare i contenuti essenziali della riforma attraverso un emendamento a un atto governativo in itinere o, più probabilmente, definendo le nuove regole all'interno dell'atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione con i medici di famiglia. Questo approccio costringerà l'esecutivo a mediare direttamente con le sigle sindacali, che ora rivendicano il successo della linea dura e chiedono di essere parte attiva nella stesura di qualsiasi piano che modifichi il loro ruolo sul territorio.

Questo stop rischia però di rallentare la messa a terra dei progetti legati alla sanità territoriale, considerata uno dei pilastri fondamentali per alleggerire la pressione sui pronto soccorso e sugli ospedali italiani. Le Case di Comunità, molte delle quali in via di completamento sul territorio nazionale, rischiano di rimanere scatole prive del personale medico necessario a garantire la continuità assistenziale h24. Il confronto dei prossimi mesi sarà decisivo per capire se si riuscirà a trovare un compromesso accettabile tra le esigenze di flessibilità dei professionisti e l'urgente bisogno di riforma strutturale richiesto dalle Regioni.

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