Rapina a Napoli: Ma questa è l’Istituzione della quale ho fatto parte per 43 anni?

Dallo scacco di Napoli al declino dell’intuito operativo: il grido di un sottufficiale che rimpiange l’Arma del territorio e della saggezza.

17 aprile 2026 10:59
Rapina a Napoli: Ma questa è l’Istituzione della quale ho fatto parte per 43 anni? -
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Ieri l’attenzione di milioni di italiani è rimasta incollata per ore su Napoli, trasformata in un set televisivo a cielo aperto. Le immagini in diretta da Piazza Medaglie d’Oro mostravano il dramma di una rapina in banca con ostaggi, conclusasi fortunatamente verso le 13 con la liberazione dei civili grazie all'intervento dei Vigili del Fuoco. Tuttavia, ciò che è accaduto — o meglio, ciò che non è accaduto — subito dopo, apre una riflessione amara sulla gestione dell’ordine pubblico e della polizia giudiziaria oggi.

In una situazione simile, la logica operativa imporrebbe un’irruzione immediata per catturare i malviventi o accertarne la fuga. Invece, abbiamo assistito a una stasi paradossale in attesa del mediatore. Ci si chiede con chi si dovesse mediare, dato che le parti in conflitto erano ormai svanite nel nulla. Mentre circa trecento uomini presidiavano i varchi esterni, sembra che nessuno si curasse di verificare i sotterranei, i garage o le cantine degli edifici adiacenti. La sensazione è stata quella di una gestione orientata più alle telecamere che all’efficacia investigativa, culminata con l’arrivo del Procuratore Gratteri e la decisione di far intervenire il GIS da Livorno.

Quattro ore di attesa per vedere i reparti speciali lanciare flash bang in un locale ormai vuoto sembrano una scena da film, purtroppo priva del lieto fine della giustizia. Qualunque operatore di polizia con un briciolo di esperienza avrebbe intuito che, se i rapinatori avevano lasciato uscire gli ostaggi, era solo perché avevano già messo in sicurezza la propria fuga. Mentre i media parlavano già di buchi nel pavimento, l’apparato istituzionale attendeva rinforzi d'élite per un intervento tardivo e costosissimo, utile forse solo a salvare la faccia davanti all'opinione pubblica.

Rapina a Napoli 1
Rapina a Napoli 1

Napoli possiede un sistema fognario complesso, ma nella parte alta della città, come al Vomero, esso è fatto di tubazioni moderne che rendono difficile il transito umano. Era molto più probabile che il varco fosse collegato a sotterranei privati o alla vicina metropolitana. Eppure, le ricerche nei cunicoli sono iniziate solo a fuga ampiamente consolidata. In questa vicenda è emersa con forza l’incapacità di assumere decisioni immediate. L'indecisione non solo ha favorito i malviventi, ma ha evidenziato un distacco preoccupante dalla realtà operativa del territorio.

Viene naturale provare nostalgia per l’Arma di un tempo: quella degli Appuntati che conoscevano ogni angolo del quartiere, dei Marescialli saggi e competenti che non avevano bisogno di protocolli televisivi per agire, e degli Ufficiali che proteggevano i propri uomini valorizzandone l'intuito. Oggi, tra i ritardi di questo evento e le ombre che riemergono da vecchi casi come quello di Garlasco, appare evidente la necessità di una riorganizzazione profonda della linea territoriale. Occorre restituire fiducia, entusiasmo e iniziativa a quel personale intermedio che oggi appare sfiduciato, rimettendo l'efficacia della polizia giudiziaria davanti alla spettacolarizzazione degli interventi.

Alessandro Covino Sottufficiale dell'Arma dei Carabinieri in pensione

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