“Metamorfosi: dal silenzio alla voce”

Presso l’Auditorium del Conservatorio “Domenico Cimarosa” di Avellino, si è svolto l’evento “Metamorfosi: dal silenzio alla voce”, promosso dalla Prefettura in collaborazione con l’Ufficio Scolastico...

27 novembre 2025 17:31
 “Metamorfosi: dal silenzio alla voce” -
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Presso l’Auditorium del Conservatorio “Domenico Cimarosa” di Avellino, si è svolto l’evento “Metamorfosi: dal silenzio alla voce”, promosso dalla Prefettura in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Provinciale, il Conservatorio e le associazioni Demetra e La Goccia. A illustrare il significato dell’iniziativa è stata il Prefetto di Avellino, Rossana Riflesso: “Non è stata scelta la data del 25 novembre perché le elezioni erano in corso e abbiamo desiderato, come lo scorso anno, riproporre questa occasione: una manifestazione capace di rivolgersi al maggior numero possibile di ragazzi, attraverso testimonianze e dati concreti, evitando con cura di indulgere in inutili retoriche. L’obiettivo è mostrare ciò che può accadere nei casi che hanno avuto esiti nefasti, ma anche in quelli in cui, fortunatamente, la vittima è riuscita a salvarsi”. In questo percorso riveste un ruolo essenziale la scuola. Fiorella Pagliuca, provveditore agli studi di Avellino, ha sottolineato il valore educativo dell’iniziativa: “Dobbiamo ancora impegnarci per contrastare gli stereotipi di genere; dobbiamo operare instancabilmente e partire dall’educazione, per trasmettere ai ragazzi un messaggio inequivocabile: la violenza non è solo fisica o sessuale, ma anche psicologica. È la violenza che si consuma sui social, tramite comportamenti e atteggiamenti in cui la donna viene violata, offesa, oltraggiata sia nel corpo sia nella sfera interiore”. Sul versante della prevenzione, il Prefetto Riflesso ha delineato un quadro allarmante per l’Irpinia: “Per quanto concerne le vigilanze, ne abbiamo più di seicento… Si tratta principalmente di vigilanze disposte a tutela di donne e, talvolta, anche di uomini, poiché anche alcuni uomini sono vittime”. “A volte attiviamo anche il cosiddetto monitoraggio… Vorrei davvero che le vittime non si sentissero mai sole”.

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