Memoria sradicata: il silenzioso saccheggio di Tuoro di Roccabascerana

Come la rimozione del monumentale sedile "Serino" e i furti d'arte hanno impoverito la storia e l'anima di un borgo irpino.

10 giugno 2026 21:58
Memoria sradicata: il silenzioso saccheggio di Tuoro di Roccabascerana -
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Tra gli anni Settanta e Ottanta, nella frazione Tuoro del Comune di Roccabascerana, un sistematico e silenzioso saccheggio ha privato la comunità locale dei suoi più preziosi simboli storici e architettonici, dall'iconico sedile in pietra calcarea fino ai tesori della Chiesa di San Nicola. Questa spoliazione, ricostruita oggi grazie alle foto d'epoca e ai racconti degli anziani custodi della memoria, non ha colpito soltanto la materia e l'arte, ma ha inferto una ferita profonda all'identità stessa dell'intero territorio caudino e irpino.

Il fulcro visivo e sociale di questo borgo era rappresentato dal "Serino", un imponente sedile in pietra calcarea compatta, estratta storicamente nell'omonima area avellinese e lavorata per abbracciare lo slargo che conduce a Cassano. Questo manufatto, che recava scolpito un fascio littorio a testimonianza della sua costruzione avvenuta durante il ventennio, non era semplicemente un arredo urbano, ma un palcoscenico di pietra affacciato sui tramonti mozzafiato della Valle Caudina, con il profilo del Monte Taburno a fare da sfondo. Sciaguratamente, l'opera venne rimossa per far posto a una ringhiera in ferro anonima e arrugginita, privando i cittadini del proprio punto di osservazione sul mondo e sulla propria storia.

La sparizione del monumentale sedile ha purtroppo inaugurato una stagione di depauperamento che ha toccato il suo apice all'indomani del terremoto del 1980, quando la locale Chiesa di San Nicola è stata letteralmente saccheggiata. Nel corso di interminabili lavori di restauro durati circa dieci anni, sono svaniti nel nulla un altare in marmo policromatico di pregevole scuola napoletana del Settecento e un antico organo a mantici. Questo vandalismo istituzionalizzato e criminale ha impoverito un patrimonio artistico già esile, trasformando la ricostruzione post-sismica in un'occasione di sciacallaggio culturale anziché di rinascita per la comunità.

Ciò che sconcerta maggiormente è che questo fenomeno di spoliazione non si è fermato al passato, ma continua a manifestarsi in tempi recenti attraverso la sparizione di archi di portoni, sedili, fontane e antiche pietre dei ponti irpini. Viene da chiedersi se, all'epoca dei fatti, chi assisteva a questi trafugamenti avesse reale consapevolezza del valore paesaggistico e turistico che quegli elementi avrebbero potuto donare oggi al piccolo borgo. Sottrarre la pietra e l'arte a un territorio significa condannarlo all'amnesia, un lusso che i piccoli centri d'eccellenza non possono e non devono più permettersi.

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