La funivia del Monte Faito precipitata per un errore umano'
Le indagini della Procura di Torre Annunziata svelano una verità agghiacciante: la tragedia della funivia era evitabile con controlli reali.
Il verdetto della Procura di Torre Annunziata è una ferita aperta che squarcia il velo sulle responsabilità umane dietro la tragedia della funivia del Monte Faito. A un anno di distanza dall'incidente che ha strappato la vita a quattro persone, il procuratore Nunzio Fragliasso ha chiarito che la cabina numero due non è precipitata per la furia degli elementi, ma per una colpevole e sistematica incuria umana. Nonostante le raffiche di vento superiori ai 100 km/h registrate il giorno precedente al disastro, la struttura avrebbe dovuto reggere se la manutenzione fosse stata all'altezza del compito.
Le parole del capo dell'ufficio inquirente risuonano come un atto d'accusa durissimo contro la gestione della sicurezza, sottolineando che l'evento era assolutamente evitabile. Fragliasso ha ribadito con forza che l'attività di prevenzione non può ridursi a una formalità burocratica: i controlli sulla pubblica incolumità devono essere effettivi, periodici e condotti con estrema oculatezza. La tragedia, in questa visione, diventa un monito doloroso su quanto sia vitale la trasparenza e il rigore nelle verifiche tecniche.
L'inchiesta si è mossa su un terreno letteralmente e figurativamente impervio. Il recupero dei rottami, rimasti in bilico su una parete quasi verticale a quaranta metri di altezza dalla strada e trattenuti solo dalla vegetazione, ha richiesto uno sforzo titanico. I numeri dell'indagine descrivono un'operazione senza precedenti che ha visto impegnati oltre millecinquecento uomini tra vigili del fuoco e forze di polizia, con centinaia di sopralluoghi necessari per mappare dieci ettari di territorio impervio alla ricerca di reperti cruciali come le boccole delle teste fuse.
Mentre il registro degli indagati conta ora ventisei nomi, la complessità del procedimento riflette la gravità dei fatti. Tra periti, consulenti tecnici e legali, la macchina della giustizia sta cercando di ricostruire ogni istante di quei tre mesi di operazioni tecniche che hanno portato al recupero del carrello e del traliccio. Resta il dolore delle ventiquattro persone offese, tra familiari delle vittime e l'unico sopravvissuto, che attendono risposte definitive su una strage figlia della negligenza piuttosto che della fatalità.