Incendio di Airola, dove è andato il fumo? I dati disponibili non bastano
Il rogo del 31 agosto nell’area industriale riapre il tema della dispersione degli inquinanti, restano però da ricostruire con precisione traiettoria del pennacchio e possibile deposizione al suolo.
L’incendio scoppiato il 31 agosto nell’area industriale di Airola ha lasciato molte domande. Una delle più frequenti riguarda il fumo: dove è andato, quali zone può aver interessato e cosa ci dicono realmente i dati disponibili?
Per provare a ricostruire quanto accaduto bisogna mettere insieme più elementi, senza trasformare un singolo dato in una certezza. In particolare, occorre considerare la meteorologia, la direzione del vento, la posizione dei punti di monitoraggio e i risultati delle analisi effettuate da ARPAC.
Un primo elemento importante arriva dalla stazione agrometeorologica regionale di Airola, gestita dalla Regione Campania. La stazione, situata a circa 154 metri di quota, registra diversi parametri meteorologici, tra cui temperatura, umidità, precipitazioni, velocità e direzione del vento. I dati sono raccolti nell’ambito della rete agrometeorologica regionale e costituiscono quindi una fonte ufficiale per conoscere le condizioni atmosferiche locali.
I dati disponibili per i sette giorni immediatamente precedenti l’incendio, dal 24 al 30 agosto, mostrano una situazione abbastanza significativa: il vento ha mantenuto una componente prevalentemente occidentale, con variazioni tra ovest-sudovest e ovest-nordovest. La direzione media dell’intera settimana conferma una prevalenza dei venti da ovest.
In termini semplici, quando il vento proviene da ovest, le masse d’aria vengono generalmente trasportate verso est. Questo significa che, in quelle condizioni, un pennacchio immesso nell’atmosfera avrebbe avuto una componente di trasporto verso il settore orientale, con possibili variazioni verso nord-est o sud-est in funzione della direzione effettiva del vento.
Ma proprio qui bisogna evitare una conclusione troppo semplice.
Il vento medio dei giorni precedenti non è la traiettoria del fumo dell’incendio.
La stazione di Airola ci permette di conoscere il comportamento generale del vento nel periodo osservato, ma per stabilire dove sia stato trasportato il fumo durante le ore del 31 agosto occorrono dati meteorologici riferiti alle singole ore dell’evento. Il vento può infatti cambiare direzione e intensità nel corso della stessa giornata.
Inoltre, il fumo non segue necessariamente una traiettoria rettilinea. Il pennacchio può salire, allargarsi, disperdersi e successivamente essere trasportato in direzioni differenti a seconda delle condizioni atmosferiche presenti alle diverse quote. Per questo una freccia tracciata semplicemente sulla base della direzione media del vento non può essere considerata una ricostruzione scientifica della dispersione.
Ed è proprio per verificare concretamente cosa stesse accadendo che ARPAC ha attivato un articolato monitoraggio ambientale.
Già il 31 agosto è stato avviato ad Airola il campionamento per diossine, furani e PCB diossina-simili, utilizzando un campionatore ad alto volume posizionato in relazione alla direzione della colonna di fumo osservata all’inizio del campionamento. Sono stati inoltre attivati altri strumenti per il controllo di diversi inquinanti e successivamente è stato utilizzato anche un laboratorio mobile nelle vicinanze dell’incendio.
Nei giorni successivi il monitoraggio è stato esteso ad altri punti, anche sulla base delle valutazioni sulla dispersione atmosferica.
I primi risultati sulle diossine hanno attirato particolare attenzione.
Il campionamento effettuato ad Airola nel periodo 31 agosto–1 settembre ha restituito un valore di 0,280 pg/Nm³ I-TEQ. Il dato è superiore al valore di riferimento di 0,15 pg/Nm³ utilizzato da ARPAC per la valutazione dei risultati.
Nei campionamenti successivi, tuttavia, la concentrazione misurata nell’aria è diminuita in maniera molto marcata: 0,032 pg/Nm³ nel periodo successivo e quindi un valore inferiore a 0,024 pg/Nm³ nel campionamento seguente. Anche gli altri punti monitorati hanno restituito valori inferiori al riferimento utilizzato.
Perché una diminuzione così rapida?
La risposta sta anche nel modo in cui vengono effettuate queste misure. Un campionatore per le diossine non restituisce necessariamente una fotografia istantanea dell’aria. L’aria viene aspirata per un determinato periodo e il materiale raccolto viene successivamente analizzato in laboratorio.
Il risultato rappresenta quindi la concentrazione riferita all’intervallo complessivo di campionamento.
Se durante alcune ore il pennacchio interessa fortemente una determinata zona e successivamente si sposta o si disperde, il risultato complessivo può essere molto più basso rispetto alla concentrazione eventualmente presente durante il singolo episodio più intenso.
Questo è un punto fondamentale per comprendere i dati di Airola. Un valore medio più basso nei campionamenti successivi non significa che ogni singola ora del periodo abbia avuto quella stessa concentrazione.
Anche l’incendio stesso non produce necessariamente emissioni costanti nel tempo. La quantità e la composizione delle emissioni possono variare in funzione dei materiali coinvolti, dell’intensità della combustione, dell’ossigenazione, delle condizioni atmosferiche e delle operazioni di spegnimento e messa in sicurezza.
Un ulteriore elemento è emerso il 3 settembre, quando ARPAC ha rilevato nelle immediate vicinanze dell’incendio un episodio di durata limitata caratterizzato da una significativa presenza di particolato fine e da altri indicatori compatibili con fenomeni di combustione. Si tratta di un dato interessante perché dimostra concretamente che possono verificarsi episodi intensi ma circoscritti nel tempo, che non necessariamente si traducono nello stesso modo nei campionamenti integrati effettuati su periodi più lunghi.
C'è poi un'altra precisazione importante quando si leggono i numeri.
Il valore di 0,15 pg/Nm³ non deve essere definito come un “limite di legge italiano”. Si tratta di un valore di riferimento utilizzato per l'interpretazione dei risultati, indicato da ARPAC con riferimento alla fonte LAI della Germania.
Allo stesso modo, quando un risultato viene indicato come “<0,024”, non significa automaticamente che la sostanza sia completamente assente. Significa che l’eventuale concentrazione è inferiore alla soglia che la specifica metodologia analitica consente di rilevare o quantificare.
Sono precisazioni importanti perché, soprattutto in situazioni di emergenza ambientale, un numero può facilmente essere interpretato in modo diverso da quello che realmente significa.
E bisogna fare un'ulteriore distinzione: la qualità dell'aria non coincide automaticamente con la contaminazione del territorio.
Il fatto che le concentrazioni misurate nell’aria siano diminuite è certamente un elemento positivo rispetto alla situazione atmosferica rilevata nei punti di monitoraggio. Ma questo dato, da solo, non consente di stabilire se eventuali sostanze trasportate dal fumo si siano depositate sul terreno, sulle superfici o in altre matrici ambientali. Per rispondere a queste domande servono specifici campionamenti e analisi.
Allo stesso modo, il fatto che il laboratorio mobile non abbia rilevato, nei dati disponibili al 3 settembre, superamenti dei valori orari per alcuni inquinanti come NO₂, CO, SO₂ e O₃ non significa che l'incendio non abbia prodotto emissioni. Significa più precisamente che, per quei parametri e nelle misure effettuate, non sono stati rilevati superamenti dei relativi valori orari indicati da ARPAC.
Arriviamo quindi alla domanda iniziale: dove è andato davvero il fumo di Airola?
Con i dati ufficiali oggi disponibili possiamo ricostruire alcuni elementi con una certa solidità. Nei sette giorni precedenti l’incendio, la stazione agrometeorologica regionale di Airola ha registrato venti prevalentemente occidentali, quindi con un trasporto generale delle masse d’aria verso est. ARPAC ha poi effettuato campionamenti in più località, individuate anche considerando la dispersione atmosferica, e ha rilevato inizialmente ad Airola un valore di diossine superiore al riferimento utilizzato, seguito da una forte diminuzione nei campionamenti successivi.
Quello che non possiamo ancora affermare, sulla sola base di questi dati, è l’esatta traiettoria del pennacchio durante ogni ora dell’incendio del 31 agosto.
Per ricostruirla con precisione servirebbero le condizioni meteorologiche orarie riferite all’intero periodo dell’evento, comprese le variazioni della direzione e della velocità del vento, insieme ai dati e alle simulazioni di dispersione atmosferica utilizzati dagli enti competenti.
La conclusione, quindi, non deve essere né allarmistica né eccessivamente rassicurante.
I dati mostrano che l'incendio ha prodotto emissioni e che, almeno nel primo campionamento ad Airola, è stata misurata una concentrazione di diossine superiore al riferimento utilizzato. Mostrano anche una marcata diminuzione delle concentrazioni nei campionamenti successivi e la presenza, in un momento successivo, di un episodio breve di significativo inquinamento da particolato nelle immediate vicinanze dell’incendio.
La meteorologia ci fornisce una direzione generale, ma non una mappa precisa del fumo. I campionamenti ARPAC ci forniscono informazioni sulla qualità dell’aria nei periodi e nei punti osservati, ma non possono da soli ricostruire ogni singolo movimento del pennacchio né stabilire l’eventuale deposito sul territorio.
È proprio mettendo insieme vento, tempi di campionamento, posizione delle stazioni, evoluzione dell’incendio e risultati analitici che si può arrivare a una lettura corretta.
Perché in un caso come quello di Airola non basta chiedersi se un numero sia alto o basso.
Bisogna prima capire che cosa quel numero misura, in quale luogo, durante quale periodo e soprattutto che cosa può realmente dirci.