Il silenzio di Cervinara fa più rumore degli spari: le associazioni e la società civile che fanno?

La politica si muove, ma il paese reale resta a guardare. Contro la criminalità serve lo scatto d’orgoglio di tutta la comunità.

07 giugno 2026 07:34
Il silenzio di Cervinara fa più rumore degli spari: le associazioni e la società civile che fanno? -
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Nella notte di sabato scorso, intorno alle ore 02:00, la centralissima Piazza Trescine e la vicina via Carlo Del Balzo a Cervinara sono diventate lo scenario di una violenta sparatoria che ha scosso il cuore del paese. Non si è trattato di una banale lite tra ragazzi, ma di un gravissimo episodio di criminalità che ha rimesso al centro il tema della sicurezza e che ha visto l'immediata e ferma presa di posizione istituzionale dell'amministrazione comunale e dei consiglieri di opposizione, uniti nel condannare l'accaduto. A fronte di questa pronta reazione della politica, ciò che colpisce e interroga profondamente nelle ore successive è però il vuoto della reazione sociale: un silenzio piatto da parte delle tantissime associazioni del territorio e dei cittadini, una mancata mobilitazione che pesa come un macigno sul tessuto civile del comune caudino.

È proprio questo silenzio assordante delle realtà associative e della società civile a fare più rumore dei colpi di pistola esplosi nel fine settimana. Davanti a un attacco così frontale alla sicurezza e alla serenità collettiva, ci si sarebbe aspettati una reazione immediata della piazza, uno scatto d’orgoglio spontaneo capace di tradursi in una marcia della legalità da organizzare subito, senza aspettare i tempi della burocrazia o i canonici dieci giorni di riflessione. Questo immobilismo diffuso, purtroppo, rischia di essere interpretato non come semplice prudenza, ma come una pericolosa forma di rassegnazione che spinge la cittadinanza ad abbassare la testa e ad accettare l'inaccettabile.

La legalità non è un concetto astratto da sbandierare durante i convegni o da confinare nei post sui social network, ma una pratica quotidiana che si nutre di gesti concreti e di presenza sul territorio. Quando le strade del centro diventano teatro di simili violenze, la risposta deve essere corale e visibile, perché lo spazio pubblico appartiene a chi lo vive nel rispetto delle regole e non a chi pensa di potersene appropriare con la forza. Restare a guardare o far finta di nulla, delegando la reazione solo ai comunicati della politica, significa lasciare campo libero a dinamiche che una comunità storicamente fiera come quella di Cervinara non può e non deve permettersi di tollerare.

Questo invito a svegliarsi e a ritrovare il coraggio della partecipazione non vuole essere un’accusa, bensì uno stimolo a riprendere in mano il destino del proprio paese prima che l'abitudine prenda il sopravvento. C'è bisogno che le forze vive di Cervinara, dai giovani ai rappresentanti culturali, si riapproprino del loro ruolo di custodi del bene comune, dimostrando che la parte sana della società è la netta maggioranza. Solo trasformando lo sconcerto in azione e le parole in fatti si potrà dare un segnale inequivocabile: Cervinara non si gira dall'altra parte e non ha alcuna intenzione di arrendersi alla paura.

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