Elezioni Presidente Provincia di Avellino: il paradosso del centrodestra irpino.

Una classe dirigente eccellente abdica alla guida di Palazzo Caracciolo, preferendo il tatticismo alla bandiera identitaria.

A cura di Redazione
21 maggio 2026 21:08
Elezioni Presidente Provincia di Avellino: il paradosso del centrodestra irpino. -
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Alle ultime elezioni provinciali di Avellino, il centrodestra irpino, pur schierando nei comuni la classe dirigente locale considerata tra le più qualificate del panorama politico, ha rinunciato a presentare un proprio candidato presidente a Palazzo Caracciolo. La coalizione guidata da Forza Italia ha scelto invece di convergere su Fausto Picone, esponente di Italia Viva. Questa decisione ha sollevato forti critiche per il mancato coraggio politico, trasformando una potenziale vittoria identitaria in un clamoroso vuoto di strategia territoriale.

La mappa dei comuni della provincia di Avellino dimostra chiaramente il valore e il radicamento degli amministratori di area centrodestra. Figure come Salvatore Vecchia a Cassano Irpino, Carmine De Angelis a Chiusano San Domenico, Gerardo Santoli a Santo Stefano del Sole, Marino Sarno a Volturara Irpina e Giancarlo Ruggiero a Mirabella Eclano rappresentano modelli di gestione stimati ed efficaci. A questa rete si aggiunge il peso strategico di sindaci come Paolo Spagnuolo ad Atripalda e Vittorio D'Alessio a Mercogliano. Questa squadra di solisti straordinari avrebbe potuto e dovuto esprimere una candidatura alla presidenza della Provincia forte, autorevole e capace di aggregare i consensi attorno a un progetto alternativo.

Le responsabilità politiche di questo passaggio a vuoto cadono interamente sui vertici di Forza Italia, il partito trainante della coalizione a livello locale. Invece di valorizzare il proprio patrimonio umano e rivendicare il ruolo di guida della provincia, i dirigenti azzurri hanno preferito la via del tatticismo di retroguardia. La scelta di convergere su un candidato esterno ed espressione del terzo polo ha rappresentato un vero e proprio cortocircuito, rinunciando a priori a combattere una battaglia identitaria contro i blocchi di potere del Partito Democratico e del civismo di stampo deluchiano.

Questa decisione non è stata solo un errore di calcolo numerico, ma ha inferto una profonda mortificazione alle legittime aspettative di un'intera area politica. Sostenere un candidato esterno significa abdicare al ruolo di forza di governo, disorientare la base dei consiglieri comunali e bloccare la crescita di una leadership provinciale rinnovata. Il centrodestra irpino esce da questa tornata con la consapevolezza di avere i migliori giocatori sul campo, ma senza una regia capace di fare strategia, con il rischio concreto di rimanere spettatore dei giochi altrui se non ritroverà l'orgoglio della propria identità.

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