Disabile sequestrato e torturato: buttato in piscina "per gioco".
Un episodio di violenza inaudita. Una persona disabile è stata sequestrata in strada, trascinata con la forza in un’abitazione privata, sottoposta a insulti, percosse e infine gettata in una piscina n...
Un episodio di violenza inaudita. Una persona disabile è stata sequestrata in strada, trascinata con la forza in un’abitazione privata, sottoposta a insulti, percosse e infine gettata in una piscina nonostante non sapesse nuotare. L’incubo è durato ore, al termine delle quali la vittima è stata abbandonata in un fondo agricolo. E' accaduto a torre Annunziata. La Procura ha fatto scattare un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per due giovani di 23 anni, accusati di sequestro di persona e lesioni personali aggravate. Secondo la ricostruzione degli agenti del commissariato di Pompei, la vittima, un cinquantenne con disabilità, è stata intercettata in strada e immobilizzata con un braccio al collo. I due aggressori gli hanno tappato la bocca per impedirgli di chiedere aiuto e lo hanno costretto a salire in auto. Una volta raggiunta una villa con piscina, l’uomo è stato privato delle chiavi di casa e del cellulare, isolato e incapace di difendersi. All’interno dell’abitazione sarebbe stato insultato ripetutamente, colpito fisicamente e poi spinto in acqua, dove ha rischiato di affogare.I sequestratori lo avrebbero obbligato a rimanere nella piscina nonostante gridasse e chiedesse aiuto. Solo dopo ore l’uomo è stato scaricato in una zona agricola e lasciato solo, con lesioni in diverse parti del corpo. I fatti risalgono all’agosto del 2024, ma l’indagine si è chiusa solo di recente.
La Procura: “Crudeltà per diletto”
Durissime le parole della Procura di Torre Annunziata, che ha descritto l’episodio come un atto compiuto “per motivi abietti e futili, all’esclusivo fine di diletto, con sevizie e crudeltà inutilmente inferte a una persona disabile, approfittando della sua minorata capacità che ne limitava la difesa”. Un quadro che richiama scenari da “Arancia meccanica”, con la violenza utilizzata come mero passatempo.