Cervinara: la viabilità è reduce da un bombardamento

Il caso limite di Via Macello e il degrado diffuso: com’è possibile che nessuno intervenga per tamponare l’emergenza?

A cura di Redazione
03 aprile 2026 13:33
Cervinara: la viabilità è reduce da un bombardamento -
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Le immagini che arrivano da Via Macello non lasciano spazio a interpretazioni: la strada sembra essere stata colpita da un attacco aereo. Ma non è la scena di un film di guerra, è la realtà quotidiana che i cittadini di Cervinara sono costretti a subire. Una rete viaria che cade a pezzi, un labirinto di crateri che rende la guida un esercizio di sopravvivenza.

Un colabrodo senza fine

Non si tratta di casi isolati o di qualche piccola crepa nell'asfalto. Quasi tutta la rete stradale cittadina versa in uno stato che i residenti definiscono, senza mezzi termini, "pietoso".

"Ogni giorno rischiamo di distruggere l'auto o, peggio, di farci male," racconta un cittadino. "È possibile che nessuno si accorga di come siamo ridotti?"

Il paradosso dell'indifferenza

Il vero interrogativo che scuote la comunità è come sia possibile questo livello di immobilismo. Com’è possibile che, davanti a una situazione così critica, non si riesca a mettere in atto nemmeno un intervento di massima urgenza?

Non si pretendono, in questa fase di emergenza, opere monumentali, ma almeno il minimo sindacale per garantire la sicurezza:

  • Interventi rapidi: Tamponare le voragini più pericolose prima che qualcuno si faccia male seriamente.

  • Presenza sul territorio: Dimostrare che chi amministra vede lo scempio che i cittadini hanno sotto gli occhi ogni mattina.

Mettete "un poco di asfalto"

La pazienza è finita. La richiesta che sale dalle strade (o da quello che ne resta) è un grido di dignità: basterebbe mettere "un poco di asfalto in qualche buca" per iniziare a dare un segnale di vita.

Cervinara non può restare ferma a guardare le proprie strade sgretolarsi. Non si può aspettare la prossima pioggia per vedere i buchi trasformarsi in laghi e le fessure in voragini. È tempo di agire, perché una città non può essere trattata come una zona di guerra in tempo di pace.

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