Caso Caliendo, cardiochirurghi cercano 'scudo penale' che non esiste

L’avvocato della famiglia del bimbo deceduto a Napoli contesta il tentativo della difesa dei chirurghi di escludere prove chiave dal fascicolo.

29 aprile 2026 07:47
Caso Caliendo, cardiochirurghi cercano 'scudo penale' che non esiste -
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Il 21 febbraio scorso, a Napoli, il piccolo Domenico Caliendo è deceduto a seguito di un trapianto di cuore fallito, eseguito il 23 dicembre 2025. Oggi il caso vede indagati per omicidio colposo e falso i cardiochirurghi Guido Oppido ed Emma Bergonzoni, accusati di aver manipolato la cartella clinica. Al centro della disputa legale c'è la relazione firmata da Oppido il 30 dicembre, che il legale della famiglia Caliendo, Francesco Petruzzi, considera una prova inconfutabile del falso e che le difese starebbero invece cercando di far espungere dal fascicolo processuale.

L'avvocato Petruzzi ha definito inaccettabile la strategia dei legali degli indagati, sottolineando come la relazione contestata non possa essere equiparata ai verbali di audit clinico tutelati dalla legge Gelli-Bianco. Secondo il legale, i chirurghi starebbero tentando di ottenere uno scudo penale inesistente per nascondere le discrepanze tra il diario clinico e gli orari effettivi dell'intervento. La tensione tra le parti resta altissima mentre si attende il secondo round di interrogatori preventivi davanti al Gip Mariano Sorrentino, previsto per la prossima settimana.

La battaglia procedurale si concentra sulla veridicità della documentazione sanitaria prodotta durante e dopo l'operazione. Da un lato la difesa sostiene l'inesattezza della scheda di circolazione extracorporea e della cartella anestesiologica, pur senza aver presentato una formale querela di falso. Dall'altro, la parte civile ribadisce che tali documenti riportano gli unici orari attendibili degli interventi, rendendo ogni tentativo di cancellazione della prova un atto volto esclusivamente a eludere le responsabilità mediche emerse durante le indagini preliminari.

L'attenzione è ora rivolta all'incidente probatorio in corso, momento cruciale per cristallizzare le prove tecniche e scientifiche del caso. Petruzzi ha ribadito con forza che è ormai terminato il tempo delle versioni contrastanti e delle bugie, lasciando spazio alla ricerca della verità giudiziaria. L'appuntamento dell'8 maggio rappresenterà un passaggio determinante per decidere sull'eventuale interdittiva richiesta dagli inquirenti a carico dei due medici, in attesa che il quadro probatorio faccia piena luce sul drammatico epilogo della vicenda del piccolo Domenico.

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