Calci, pugni, frustate con cinture e fili elettrici: l'inferno di Bea
La donna non solo partecipava attivamente alle violenze quotidiane, ma ignorava deliberatamente le richieste di aiuto della figlia agonizzante.
Non ha mai alzato un dito per difendere sua figlia Beatrice, due anni appena, dai calci, dai pugni, dalle frustate con cinture e fili elettrici che le infliggeva il suo amico. Non solo: spesso la picchiava pure lei. E quando coperta di ematomi, sfiancata dalle lesioni interne ed esterne, la bimba stava male, evitava di chiamare i soccorsi. Alla fine della storia ne ha raccolto il cadavere da terra, l'ha avvolto in una coperta e l'ha dato in braccio alle sorelline, in macchina, per riportarla a casa. Facendo finta che fosse viva.
Emanuela Aiello, madre di Beatrice e di due altre bambine, viene descritta così nell'ordinanza di custodia cautelare che le è stata recapitata in carcere dove si trova dai momenti immediatamente successivi alla scoperta del cadavere di Bea. La donna è accusata, in concorso con il suo compagno-amico Emanuel Iannuzzi, di maltrattamenti aggravati dalla morte di minore. E' una storia di degrado, di alcol e di violenza quella della Aiello e delle sue tre bambine, una storia che, una volta spogliata delle menzogne dietro cui la donna voleva nasconderla, mostra una crudezza impossibile da comprendere. Secondo quanto accertato dagli investigatori la donna era completamente indifferente alle sue figlie, facendole vivere nella sporcizia e nel degrado di una casa praticamente abbandonata, costringendo la figlia più grande, 9 anni appena, a prendersi cura della sorellina più piccola, Beatrice, due anni.
Le lasciava sole per giorni e notte intere, per poter stare con l'amico-amante. E quando Beatrice ha iniziato a essere la vittima di Iannuzzi, quando la piccola ha cominciato a venire picchiata non interveniva mai, non alzava un dito per difenderla. La picchiava anche lei: tanto che una dei testimoni ascoltati dai carabinieri, ha detto ai militari che "la picchiava quotidianamente, era una donna violenta". E se le due sorelline si azzardavano a dire qualcosa, se la sorellina più grande chiedeva aiuto o un consiglio "rispondeva con bestemmie". O non rispondeva affatto: come la notte di quel sabato.