Avellino, follia in carcere: agente aggredito durante il sequestro di droga
Tenta di introdurre stupefacenti durante i colloqui e si scaglia contro il poliziotto insieme al detenuto: sindacati chiedono più sicurezza.
Una mattinata di ordinaria follia ha scosso la Casa Circondariale di Avellino, trasformando un normale momento di incontro tra familiari e detenuti in un teatro di violenza. L'ennesimo episodio critico mette in luce le fragilità del sistema carcerario e i rischi costanti a cui è esposto il personale in servizio.
Tutto è iniziato durante lo svolgimento dei colloqui, quando la prontezza di un agente di Polizia Penitenziaria ha permesso di individuare un tentativo di introduzione di sostanze stupefacenti. Un familiare, infatti, aveva occultato sulla propria persona una cospicua quantità di droga, sperando di eludere i controlli e consegnarla al congiunto recluso. L'intervento immediato del poliziotto per bloccare il passaggio illecito ha però scatenato la reazione rabbiosa dei due presenti.
Sia il familiare che il detenuto si sono scagliati con inaudita violenza contro l'agente, colpendolo ripetutamente con pugni e provocandogli lesioni che hanno richiesto cure mediche. La situazione è tornata sotto controllo solo grazie al pronto intervento degli altri colleghi, mentre per il familiare è scattato immediatamente lo stato di fermo.
L’episodio ha sollevato l’indignazione dei rappresentanti sindacali. Troise Raffaele, responsabile della UILFP Polizia Penitenziaria di Avellino, ha espresso profonda amarezza per una dinamica che appare ormai tristemente ricorrente. Il sindacato ha ribadito con forza la necessità di interventi strutturali, chiedendo un potenziamento degli organici e misure straordinarie per tutelare l'incolumità di chi opera quotidianamente in prima linea.
Oltre alla solidarietà espressa all'agente ferito, a cui va il plauso per aver impedito che la droga entrasse nell'istituto, resta il grido d'allarme sulle condizioni operative critiche. Secondo le sigle sindacali, non è più tollerabile che il personale debba affrontare situazioni di estremo pericolo senza adeguate garanzie di sicurezza, denunciando un senso di isolamento istituzionale che mina la dignità professionale di tutto il corpo di Polizia Penitenziaria.