"Violentata da sieropositivo e morta di Aids, il giallo della sentenza: il fatto non costituisce reato"

Assolto il 65enne accusato di aver trasmesso l'HIV all'amica della moglie, poi morta di Aids. Inutili i video-denuncia della donna.

A cura di Redazione
25 marzo 2026 15:35
"Violentata da sieropositivo e morta di Aids, il giallo della sentenza: il fatto non costituisce reato" -
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Si chiude con una sentenza di assoluzione il processo di primo grado a carico di Nicola Conte, il 65enne di Ischia accusato di aver consapevolmente diffuso il virus dell'HIV attraverso rapporti non protetti. La Corte d'Assise di Napoli ha pronunciato il verdetto con la formula "il fatto non costituisce reato", respingendo la richiesta di condanna a 24 anni di reclusione avanzata dalla Procura Generale.

Le accuse: dall'omicidio volontario alla violenza sessuale

L'uomo era imputato per omicidio volontario con dolo eventuale. Secondo l'impianto accusatorio, Conte avrebbe trasmesso il virus alla moglie (tuttora in cura) e a un'amica di quest'ultima, una donna di origini polacche deceduta per complicazioni legate all'AIDS nel novembre 2017.

Nel corso del procedimento erano stati contestati anche i reati di:

  • Violenza sessuale ai danni dell'amica della moglie;

  • Lesioni gravissime nei confronti della consorte.

Tuttavia, tali capi d'imputazione erano già stati dichiarati estinti per intervenuta prescrizione.

Il video-testamento della vittima

Il caso, riaperto a distanza di anni dalla sezione "Fasce Deboli" della Procura di Napoli, era stato segnato da momenti di forte impatto emotivo. Durante la requisitoria dello scorso 11 marzo, erano stati proiettati in aula i video-denuncia registrati dalla vittima poco prima di morire.

In quei filmati, la donna, visibilmente provata dalla malattia in un letto d'ospedale, aveva ripercorso con estrema fatica la sua storia di immigrata e denunciato gli abusi subiti. Testimonianze che, tuttavia, non sono bastate a configurare la responsabilità penale per l'accusa di omicidio secondo i giudici della Corte d'Assise.

Le motivazioni

L'assoluzione con la formula "il fatto non costituisce reato" suggerisce che, pur essendo accaduto l'evento (la trasmissione del virus e il conseguente decesso), sia mancato l'elemento soggettivo del reato, ovvero la prova certa della consapevolezza e della volontà dell'imputato di uccidere o di accettare il rischio del decesso altrui. Le motivazioni della sentenza saranno rese note entro i termini di legge e chiariranno il ragionamento tecnico dei giudici.

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