San Martino Valle Caudina: se il diritto allo studio dipende dal "capriccio" di un autista

Trasporti negati e favoritismi: la rabbia di una madre sulla tratta San Martino-Benevento. "Basta soprusi, i nostri figli non sono invisibili".

26 marzo 2026 17:30
San Martino Valle Caudina: se il diritto allo studio dipende dal "capriccio" di un autista -
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C’è un confine sottile, ma invalicabile, che separa il disservizio tecnico dall’arroganza pura. Quel confine, sulla tratta che collega San Martino Valle Caudina a Benevento, sembra essere stato ampiamente superato. Oggi non parliamo di un autobus in ritardo o di un guasto meccanico – eventi che, seppur gravi, rientrano nell’imprevisto. Parliamo di qualcosa di molto più sinistro: il classismo del privilegio e l’anarchia del volante.

Il sopruso sulla pelle dei minorenni

È inaccettabile che una madre debba gridare la propria disperazione perché un autista di linea decide, in totale spregio ai regolamenti, di saltare una fermata ufficiale – la Stazione Appia – per caricare "per strada" solo chi gli aggrada o chi conosce personalmente.

Questo non è un servizio pubblico; questo è un servizio privato gestito con fondi pubblici.

Quando un autista ignora i ragazzi che aspettano al capolinea, sta compiendo un atto di violenza istituzionale. Sta dicendo a quegli studenti dell'Istituto Industriale "Lucarelli" che le regole che imparano a scuola non valgono nulla nel mondo reale. Sta insegnando loro che l'educazione è un limite e che la prepotenza paga.

Il silenzio delle aziende è complicità

Dove sono i controlli? Chi monitora l’operato di chi dovrebbe garantire la mobilità di minorenni? Non possiamo più accettare la narrazione del "lavoratore stanco". Chi guida un mezzo pubblico ha una responsabilità civile e morale. Se non ha voglia di lavorare, se preferisce favorire gli amici invece di rispettare le fermate, quel posto di lavoro deve essere liberato per chi ha ancora un briciolo di etica professionale.

L'ultimo avviso: la pazienza è finita

Il cittadino non è un suddito. Il genitore che paga tasse e abbonamenti non sta chiedendo un favore, sta pretendendo un diritto.

"La nostra educazione non deve diventare un limite," scrive una madre ferita.

È una frase che dovrebbe far tremare i vertici delle aziende di trasporto. Se il sistema non è in grado di autoregolarsi, se i "furbetti del volante" continuano a spadroneggiare impuniti, allora la battaglia si sposterà altrove. Dalle PEC si passerà alle Procure; dalle lamentele sui social si passerà alle telecamere nazionali.

Benevento e la Valle Caudina non sono zone franche. Il tempo delle pacche sulle spalle e dei "vedremo" è scaduto. La dignità di uno studente che si sveglia all'alba per andare a scuola vale molto di più del capriccio di un autista che ha dimenticato cosa significhi il termine "servizio".

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