Cervinara, dal coraggio di Iuliano al fango dell'odio: serve una svolta

Dallo strappo del 2015 all’appiattimento attuale: il rischio di una sfida tra veleni personali che soffoca le idee e il futuro del paese.

27 marzo 2026 08:14
Cervinara, dal coraggio di Iuliano al fango dell'odio: serve una svolta -
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Esistono momenti nella storia politica di una comunità in cui la rottura non è solo una scelta elettorale, ma una necessità vitale. Per Cervinara, quel momento è coinciso con le elezioni amministrative del 2015. In quell’occasione, la candidatura a sindaco di Vincenzo Iuliano rappresentò un elemento di novità dirompente: il coraggio politico di sfidare un sistema collaudato, una macchina di potere consolidata che sembrava inattaccabile.

Oggi, a distanza di anni e dopo le tormentate pagine di ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato che hanno segnato una fase controversa della nostra cronaca, quel fervore sembra essersi spento. Cervinara appare oggi immersa in un appiattimento preoccupante, dove la politica ha smesso di essere visione per farsi, troppo spesso, gestione dell’esistente o, peggio, scontro personale.

L’Eredità di una Sfida Viscerale

Bisogna dare atto a Vincenzo Iuliano di aver avuto l'ardire di "osare". La sua non fu una candidatura di facciata, ma un tentativo reale di scardinare logiche di potere sedimentate nel tempo. Fu sconfitto nelle urne e nelle aule giudiziarie, ma quella stagione ebbe il merito di costringere il "sistema" a confrontarsi con un’alternativa di rottura.

Oggi, guardando al panorama attuale, ci si chiede: dov'è finito quel coraggio? La politica cervinarese sembra aver smarrito la capacità di generare novità autentiche. Si assiste a un gioco di specchi dove le facce cambiano ma le dinamiche restano le stesse, in un perenne rimescolamento di carte che non produce mai un vero asso nella manica per il futuro del paese.

L’Insidia dell’Odio: Quando l’Avversario Diventa Nemico

Il rischio più grande che Cervinara corre oggi, tuttavia, non è solo la noia dell'appiattimento, ma una deriva molto più pericolosa: quella delle candidature improntate esclusivamente all’odio verso l’avversario.

In assenza di programmi ambiziosi e di nuovi leader capaci di infiammare i cuori con le idee, il vuoto viene riempito dal rancore. Si profila all’orizzonte una politica "contro" e mai "per".

  • Si corre il rischio di vedere liste nate non per costruire un ponte o una scuola, ma per "distruggere" politicamente l’avversario di turno.

  • Si rischia di trasformare la piazza in un’arena di veleni personali, dove la delegittimazione dell’altro sostituisce il dibattito sui bisogni dei cittadini.

Il Coraggio dei Forti contro l'Odio dei Deboli

C’è una differenza fondamentale tra il coraggio di rottura mostrato nel 2015 e l’aggressività elettorale che rischiamo di vedere domani. Il coraggio di Iuliano era una sfida a viso aperto a un metodo politico; l’odio, invece, è il rifugio di chi non ha argomenti. Una candidatura che nasce dall’astio personale è una candidatura debole, perché una volta abbattuto il "nemico", non ha più nulla da offrire alla comunità.

Cervinara non ha bisogno di vendette, ma di visionari. Ha bisogno di qualcuno che abbia la forza di rompere gli schemi senza cadere nel fango degli attacchi personali. Il paese merita una politica che torni a parlare di futuro, di sviluppo, di cultura e di servizi, lasciando i livori personali fuori dal Palazzo di Città.

"La vera novità non è chi urla più forte contro l'avversario, ma chi ha il coraggio di proporre un'idea così forte da rendere irrilevante l'insulto."

Se Cervinara vuole davvero voltare pagina, deve ritrovare quel coraggio di osare che abbiamo visto in passato, depurandolo però dal veleno dell'odio. Solo così la politica potrà tornare a essere quella "nobile arte" capace di cambiare il destino di una comunità, anziché un triste teatro di rancori personali.

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