Vendevano lauree false a 1.500 euro a Napoli: truffato anche Pippo Franco

Blitz contro un ateneo fantasma a gestione familiare. Centinaia di finti laureati assunti in aziende pubbliche rischiano il licenziamento.

16 luglio 2026 18:25
Notizia verificata · Fonte: GuardiadiFinanza · Vedi fonti
Vendevano lauree false a 1.500 euro a Napoli: truffato anche Pippo Franco -
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Un'associazione per delinquere dedita alla fabbricazione di lauree triennali e magistrali false è stata smantellata a Napoli dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, coordinati dalla Procura partenopea, a seguito di una segnalazione del Ministero dell'Università e della Ricerca. L'operazione ha portato alla notifica di un decreto di sequestro preventivo per 37 indagati, tra cui i tre membri della stessa famiglia che gestivano l'inesistente "Università Popolare degli Studi Sociali e del Turismo", e al sequestro dei canali web e di centinaia di finti certificati. L'indagine ha svelato un business ultraventennale basato su tasse annuali da 1.500 euro che permetteva a ignari clienti, e a complici consapevoli, di ottenere titoli accademici privi di qualsiasi valore legale, utilizzati poi per l'assunzione in aziende pubbliche e private.

La struttura dell'ateneo fantasma era gestita interamente a livello familiare da un padre e dai suoi due figli, i quali ricoprivano rispettivamente le cariche fittizie di presidente, vicepresidente e rettore. Nel corso delle perquisizioni eseguite dai militari della Guardia di Finanza, anche presso alcuni uffici situati al Centro Direzionale di Napoli, è emersa la totale assenza di una reale organizzazione accademica, di aule o di docenti. Gli inquirenti hanno invece rinvenuto e sequestrato a casa dei tre principali indagati la documentazione relativa al rilascio, tra il 2004 e il 2024, di ben 459 lauree fasulle, tutte stampate e abusivamente marchiate con il sigillo contraffatto della Regione Campania per simulare una parvenza di ufficialità.

Per dare credibilità alla truffa e attirare nuovi clienti, i gestori utilizzavano il sito web ufficiale e i canali social di Facebook e Instagram come veri e propri specchietti per le allodole. Su queste piattaforme venivano regolarmente pubblicati articoli, fotografie e filmati delle solenni cerimonie di proclamazione. Tra le varie iniziative promozionali spiccava il conferimento di lauree honoris causa a personaggi noti e del tutto ignari del raggiro, come il celebre comico Pippo Franco, nominato a sua insaputa dottore in Scienze della Comunicazione al solo scopo di accrescere il prestigio della struttura agli occhi del pubblico.

Le indagini telematiche e l'analisi dei messaggi sequestrati sui telefoni degli indagati hanno rivelato uno scenario fatto di forti tensioni e proteste interne. Alcuni acquirenti, accortisi della totale illegalità del titolo accademico ricevuto, avevano iniziato a minacciare denunce pretendendo la restituzione delle somme versate, che in certi casi arrivavano a toccare gli 8.000 euro complessivi. Ora la posizione di centinaia di lavoratori che hanno ottenuto posti di lavoro nel settore pubblico e privato grazie a questi documenti è al vaglio degli inquirenti, e per molti di loro si prospetta l'immediato licenziamento oltre alle inevitabili conseguenze penali.

L'intera vicenda mette in luce la facilità con cui i sigilli istituzionali e l'immagine di personalità pubbliche dello spettacolo siano stati strumentalizzati per raggirare il sistema e i privati cittadini. Con il sequestro preventivo dei portali online e dei canali social, la magistratura ha interrotto un meccanismo illecito che andava avanti da vent'anni. Le autorità proseguono ora gli accertamenti per individuare capillarmente tutti i singoli contratti di lavoro stipulati tramite le false certificazioni sequestrate.

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 16 luglio 2026

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