Nozze in cella per Giovanni Limata di Cervinara che sposa il primo amore Sara Clemente
Condannato in via definitiva per l'omicidio di Aldo Gioia padre dell'ex fidanzata Elena, il ventottenne ha sposato la ventitreenne Sara Clemente.
Il 30 giugno scorso, all'interno della casa circondariale di Salerno, il ventottenne Giovanni Limata di Cervinara, condannato in via definitiva per l'efferato omicidio di Aldo Gioia avvenuto ad Avellino, ha sposato con rito civile la ventitreenne Sara Clemente, sua prima fiamma storica, alla presenza del personale del penitenziario.
La cerimonia si è svolta in un clima di assoluta riservatezza, nel pieno rispetto delle severe procedure di sicurezza previste dall'ordinamento penitenziario. La sposa, Sara Clemente, non è affatto un nome nuovo all'interno delle complesse carte dell'inchiesta giudiziaria sull'omicidio Gioia. Durante le fasi calde del processo, era infatti emerso che la giovane, all'epoca appena diciottenne, si era recata ad Avellino subito dopo il delitto per riportare Limata a casa dei genitori, tentando persino, in un secondo momento, di scagionare il ragazzo autoaccusandosi dell'omicidio, una versione dei fatti che però non era stata ritenuta credibile dagli inquirenti.
Il quadro giudiziario a carico di Limata resta comunque particolarmente pesante e ben lontano dal potersi definire concluso con la sola condanna per il delitto. La Procura di Avellino ha infatti recentemente richiesto il rinvio a giudizio per il ventottenne e per altri diciassette indagati nell'ambito di una vasta inchiesta legata al reato di ricettazione, con l'udienza preliminare davanti al giudice per le udienze preliminari già fissata per il prossimo 3 dicembre.
A complicare ulteriormente la posizione del detenuto, difeso dall'avvocato Rolando Iorio, vi è anche una pesante accusa di stalking mossa nei confronti della vedova di Aldo Gioia. Le indagini dei carabinieri, coordinate dal capitano Gianluca De Vivo e scaturite da una perquisizione effettuata nel febbraio del 2025 su delega del sostituto procuratore Cecilia De Angelis, hanno rivelato che Limata utilizzava uno smartphone clandestino dal carcere, celandosi dietro il nickname social "Ciro Ricci" per inviare messaggi alla moglie e all'altra figlia della vittima nel disperato tentativo di avere notizie di Elena Gioia, attualmente detenuta a Bellizzi Irpino.