Vecchie multe del 2018, arriva una cartella da 30mila euro: il Giudice la annulla

Contestate la mancata prova delle notifiche e l’interruzione della prescrizione. Gli enti condannati anche alle spese di giudizio.

16 settembre 2026 07:49
Vecchie multe del 2018, arriva una cartella da 30mila euro: il Giudice la annulla -
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Una cartella esattoriale da oltre 30mila euro, legata a multe stradali risalenti al 2018, si è conclusa con l’annullamento della pretesa nei confronti di un pensionato napoletano di 70 anni. La decisione è arrivata dal Giudice di Pace di Napoli, al termine di un procedimento durato diversi anni.

La vicenda riguarda F.A., che un paio di anni fa si era visto recapitare una cartella da Agenzia delle Entrate-Riscossione, relativa a somme richieste dalla Prefettura per sanzioni stradali risalenti al 2018.

Di fronte alla richiesta di pagamento, il pensionato si è rivolto all’avvocato Cristiano Ceriello, legale responsabile di Difesa Consumatori e Contribuenti, che ha presentato ricorso contestando la regolarità della procedura di riscossione.

Il nodo delle notifiche

Tra i punti sollevati dalla difesa, la mancanza della prova delle notifiche degli atti precedenti alla cartella e l'assenza di elementi idonei a dimostrare l'interruzione della prescrizione.

Il procedimento, identificato con R.G. 47760/2023, è arrivato alla sua conclusione nel 2026. Secondo quanto riportato nel provvedimento, non sarebbe stata fornita la documentazione necessaria a dimostrare le notifiche e gli atti interruttivi della prescrizione.

Da qui l'annullamento della pretesa nei confronti del pensionato.

Quasi 2mila euro di spese a carico degli enti

La vicenda si è conclusa inoltre con la condanna degli enti coinvolti al pagamento delle spese di giudizio, per una somma complessiva vicina ai 2mila euro.

«Ricevere una cartella esattoriale non significa ricevere una condanna», sottolinea l’avvocato Cristiano Ceriello. «Il concessionario e l’ente devono provare la regolare notifica degli atti prodromici alla cartella, oltre alla mancanza di una eventuale prescrizione e alla legittimità delle somme richieste».

Una precisazione che assume particolare rilevanza soprattutto nei casi in cui le somme richieste facciano riferimento a sanzioni risalenti nel tempo.

«Muoversi subito può fare la differenza»

Sul caso interviene anche Pasquale Di Carluccio, presidente di Difesa Consumatori e Contribuenti, che richiama l’attenzione sui tempi per contestare gli atti di riscossione.

«Bisogna muoversi per tempo – spiega Di Carluccio – perché in molti casi le opposizioni devono essere presentate entro termini brevi. Nel caso di F.A., intervenire tempestivamente ha consentito di contestare la richiesta».

La vicenda del pensionato di 70 anni si chiude così dopo anni di incertezza: una richiesta di pagamento superiore ai 30mila euro è stata annullata dal Giudice di Pace, mentre gli enti coinvolti sono stati condannati anche alle spese del procedimento.

Il caso riporta al centro dell’attenzione un tema particolarmente delicato per cittadini e pensionati: davanti a una cartella esattoriale, la verifica delle notifiche, della prescrizione e della documentazione alla base della richiesta può risultare determinante.

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