Valle Ufita, addio ai 130 milioni: la stangata della Regione che affossa l'Irpinia

Il definanziamento dell'hub logistico rischia di trasformare l'Alta Capacità in una cattedrale nel deserto, condannando il Sud all'isolamento.

29 luglio 2026 07:10
Valle Ufita, addio ai 130 milioni: la stangata della Regione che affossa l'Irpinia -
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La Giunta della Regione Campania ha confermato il taglio di 130 milioni di euro destinati alla Piattaforma Logistica della Valle Ufita, scatenando un'ondata di sdegno tra istituzioni, imprese e parti sociali. La decisione priva il territorio irpino di un’infrastruttura fondamentale per il proprio rilancio economico, trasformando una promessa di sviluppo in un duro colpo per il Mezzogiorno. Il definanziamento cancella d'un tratto un'opera pensata per valorizzare la Stazione Hirpinia della nuova tratta ferroviaria ad Alta Capacità Napoli-Bari, sollevando forti dubbi sulle reali priorità della politica regionale nei confronti delle aree interne.

Senza questo polo strategico, l'intera linea ferroviaria e la futura Stazione Hirpinia rischiano di trasformarsi nell'ennesima cattedrale nel deserto del Mezzogiorno. L'hub intermodale rappresentava il naturale punto di congiunzione tra la ferrovia veloce e la viabilità stradale Contursi-Lioni-Grottaminarda, elemento indispensabile per consentire ai treni in transito di generare un reale valore aggiunto per l'economia locale. Privare la Valle Ufita di questo snodo significa vanificare anni di progettazione, buttare al vento risorse pubbliche già impegnate ed eliminare il principale catalizzatore di investimenti della Zona Economica Speciale, privando il sistema manifatturiero e agroalimentare dell'accesso ai grandi corridoi di trasporto europei TEN-T.

Le conseguenze economiche e sociali di questa scelta si preannunciano devastanti per l'intero tessuto sociale irpino. Il mancato finanziamento comporta la perdita irrimediabile di centinaia di posti di lavoro nell'indotto diretto e indiretto, condannando le comunità locali a una progressiva marginalità e spingendo ancora più giovani ad abbandonare la propria terra. Le aziende che avevano pianificato di insediarsi nell'area attirati dalle potenzialità logistiche retroportuali, ideali per collegare i porti del Tirreno con quelli dell'Adriatico, si vedono ora costrette a rivedere i propri piani industriali o a fuggire verso territori capaci di offrire infrastrutture adeguate.

La palla passa ora ai vertici istituzionali, chiamati a dimostrare nei fatti l'interesse sbandierato a parole per il riequilibrio socio-economico delle zone interne. Al Presidente Roberto Fico si chiede un intervento immediato e risolutivo attraverso una nuova delibera regionale che ripristini integralmente le risorse, attingendo al Piano di Sviluppo e Coesione o riprogrammando i fondi comunitari disponibili. Solo un atto di responsabilità politica di questo tipo potrà evitare il definitivo isolamento dell'Irpinia, confermando che l'attenzione verso il Mezzogiorno non è soltanto un esercizio di mera retorica.

Di fronte a un rischio di tale portata, l'intera comunità locale è chiamata a raccogliersi in un fronte comune che travalichi le appartenenze di parte. Forze politiche, amministratori e parti sociali devono unire le proprie voci per bloccare una decisione miope che rischia di ipotecare il futuro delle prossime generazioni. Se la politica non tornerà a investire con coraggio e visione strategica nelle infrastrutture produttive delle aree interne, ogni dibattito sulla coesione territoriale e sul contrasto allo spopolamento continuerà a rivelarsi una sterile illusione.

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