Valle Caudina fuori dalla Provincia: servi di Avellino
I comuni irpini perdono la voce a Palazzo Caracciolo: amministratori caudini pronti a obbedire ai padroni per ottenere qualche prebenda.
La storia si ripete, identica a se stessa, come un copione già scritto nei palazzi del potere avellinese e recitato con compiacenza nelle periferie. Al centro del dibattito post-elettorale per il rinnovo del Consiglio Provinciale c'è la figura di Francesco Capuano, consigliere comunale di San Martino Valle Caudina, candidato nelle fila del Partito Democratico e rimasto fuori da Palazzo Caracciolo.
Il miraggio della rappresentanza
Per mesi abbiamo ascoltato i sindaci e gli amministratori della Valle Caudina riempirsi la bocca con l'importanza di "fare fronte comune". Si parla di infrastrutture, di isolamento geografico, della necessità di avere una voce forte nelle istituzioni provinciali per non essere più la "Cenerentola" dell'Irpinia. Eppure, quando l'occasione si presenta sotto forma di una candidatura territoriale, il fronte si sgretola.
Perché Francesco Capuano non è passato? La risposta non va cercata nei numeri ufficiali, ma nel silenzio delle urne. Il meccanismo del voto ponderato è spietato, ma non è un alibi: se gli amministratori caudini avessero davvero voluto un rappresentante della zona, i voti ci sarebbero stati. Evidentemente, al bene della comunità si è preferito coltivare il proprio "orticello" politico.
Servi dei "Padroni" di Avellino?
L'esito di queste elezioni racconta una verità scomoda: la Valle Caudina è politicamente frammentata e facilmente manipolabile dai giochi di potere del capoluogo. Finché gli amministratori locali continueranno a dire "sì" ai referenti avellinesi in cambio di briciole, il territorio resterà senza una voce autorevole.
Francesco Capuano è oggi il simbolo di questa mancata occasione: una candidatura sacrificata sull'altare dei personalismi e di una politica che, nel segreto dell'urna, dimentica le promesse fatte alla luce del sole.
Il prezzo del silenzio e il peso del "guinzaglio"
In definitiva, la mancata elezione di Francesco Capuano non è solo una sconfitta personale o numerica, ma è la certificazione del fallimento politico di un’intera classe dirigente caudina. È il momento di smetterla con la retorica stucchevole dei "convegni sullo sviluppo" e delle "battaglie per il territorio" combattute solo davanti ai microfoni. La realtà è molto più misera: nel segreto dell'urna, la Valle Caudina ha scelto di restare una colonia di Avellino.
È una sonora tirata d'orecchie per quegli amministratori che, pur di non disturbare il "manovratore" di turno a Palazzo Caracciolo, hanno preferito voltare le spalle a un collega del territorio.
Finché la politica locale sarà fatta di piccoli uomini in cerca di grandi prebende, pronti a scambiare il futuro del comprensorio per una pacca sulla spalla dai vertici provinciali, la Valle Caudina continuerà a contare meno di zero. Avete svenduto la rappresentanza per un piatto di lenticchie e la compiacenza verso il capoluogo: ora, però, abbiate almeno il pudore di tacere quando parlerete di "orgoglio caudino". I numeri dicono che quell'orgoglio, nelle urne, non è mai pervenuto.