Valle Caudina. Bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio e reati tributari, tre ordinanze cautelari. In carcere Lorenzo Falzarano, ai domiciliari la moglie.

Nella mattinata odierna, all’esito di intensa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Benevento, militari della Guardia di Finanza - Gruppo di Benevento...

27 gennaio 2022 09:49
Valle Caudina. Bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio e reati tributari, tre ordinanze cautelari. In carcere Lorenzo Falzarano, ai domiciliari la moglie. -
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Nella mattinata odierna, all’esito di intensa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Benevento, militari della Guardia di Finanza - Gruppo di Benevento hanno dato esecuzione a tre ordinanze applicative di misure cautelari personali di cui una di custodia cautelare in carcere, una agli arresti domiciliari e una misura cautelare del divieto di esercitare imprese o di ricoprire uffici direttivi delle persone giuridiche per anni uno, emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari di Benevento su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di soggetti gravemente indiziati dei reati di bancarotta fraudolenta (documentale e dissipativa), autoriciclaggio e reati tributari.

Le midure cautelari sono state disposte dal gip Pietro Vinetti, su richiesta del sostituto procuratore Donatella Palumbo, per Lorenzo Falzarano, 58 anni, finito in carcere, la moglie, Loredana De Simone, 51 anni, di Airola, ritenuti amministratori di fatto della 'Ecologia Falazarano', e Vittorio Lana, 60 anni, di San Giorgio a Cremano, rappresentante legale della stessa, al quale è stato applicato il divieto per un anno di esercitare imprese o di ricoprire uffici direttivi delle persone giuridiche. Ind agata a piede libero, inveece, una 47enne di Moiano.

Si tratta della società impegnata nel settore dello smaltimento dei rifiuti in più regioni italiane, dichiarata fallita dal Tribunale di Benevento il 17 giugno del 2020. Le ipotesi di reato alla base della misura cautelare vanno dalla bancarotta fraudolenta (documentale e dissipativa), all'autoriciclaggio e a reati tributari. Il provvedimento è stato eseguito dalla guardia di finanza, che ha proceduto ache ad alcune perquisizioni ed al sequestro preventivo di due società - la 'Gepind sas' e la 'Eco Energy' con sedi a Telese ed Airola- con la nomina di Luigi Mazzone come amministratore giudiziario, e, nei confronti di 'Ecologia' e dei tre indagati, del denaro costituente “il profitto del reato fino alla concorrenza di €. 6.220.510,36”.

In una nota il procuratore Aldo Policastro spiega che “le indagini preliminari, corroborate anche da attività tecnica, hanno consentito di acquisire gravi indizi di colpevolezza nei confronti dei legali rappresentanti delle società implicate, unitamente ad altri due soggetti, risultati essere meri prestanome, in ordine alle seguenti circostanze: due di essi, nella loro qualità di amministratori di fatto della società, già operante nel settore della raccolta e smaltimento dei rifiuti con numerosi appalti pubblici in Campania ed in diverse regioni del sud Italia, dichiarata fallita dal Tribunale di Benevento con sentenza del 17.6.2020, ed altro soggetto, nella qualità di amministratore unico della citata società, dissipavano i beni aziendali della società fallita, determinando l’insorgenza di un passivo fallimentare di circa €. 80.000.000,00, non comprensivo delle istanze di ammissioni tardive, a fronte di un attivo di poco più di €. 18.000.000,00, distraendo, per quanto accertato dagli investigatori, somme di denaro per complessivi €. 9.157.077,52 dal 2014 al 2018 a favore di altra società sempre a loro riconducibile, in parte mediante fittizi noleggi di automezzi documentati da fatture per operazioni inesistenti ed in parte mediante l’utilizzo del mastrino “fornitori c/anticipi”, in realtà mai eseguiti, per giustificare contabilmente i movimenti finanziari”.

Inoltre, sostengono gli inquirenti, “allo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, o di recare pregiudizio ai creditori, in parte occultavano, sottraevano o comunque omettevano di tenere i libri e le altre scritture contabili obbligatorie, con particolare riferimento al Registro dei beni ammortizzabili ed i libri sociali, mentre con riferimento ai periodi d’imposta dal 2013 al 2020 tenevano le scritture contabili in modo lacunoso tale da rendere impossibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari della società dichiarata fallita”. Questo il quadro che ha fatto scattare le misure a carico dei tre indagati, difesi dagli avvocati Antonio Castiello, Maria Cornacchia e Ivano Chiesa.

Come si ricorderà, Falzarano e Lana erano stati rinviati a giudizio, nello scorso settembre, nel filone principale dell'inchiesta – all'epoca era stato ordinato un sequestro di beni, per equivalente, fino alla concorrenza di 9 milioni di euro- per omesso versamento dell’Iva e delle ritenute Irpef per due annualità, mentre per altri addebiti era stata dichiarata l'intervenuta prescrizione.

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