Una sonda a fibra ottica per bruciare i tumori con la luce

Un team italo-cinese ha sviluppato un dispositivo fotonico capace di mappare il pH del tumore, distruggerlo col calore e monitorare i risultati.

A cura di Redazione
05 maggio 2026 16:26
Una sonda a fibra ottica per bruciare i tumori con la luce -
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I ricercatori dell'Istituto di Fisica Applicata 'Nello Carrara' del CNR di Sesto Fiorentino, in collaborazione con la Jinan University di Guangzhou, hanno presentato sulla rivista Light: Science & Applications una sonda innovativa per combattere i tumori solidi. Questo strumento sfrutta la tecnologia della fibra ottica per penetrare nei tessuti in modo minimamente invasivo, portando la luce direttamente nel cuore della massa malata. L'obiettivo primario del progetto è superare i limiti delle terapie attuali, spesso caratterizzate da scarsa precisione o tossicità sistemica, offrendo un'alternativa sicura ed estremamente efficace per il trattamento localizzato.

Il cuore tecnologico del dispositivo risiede nella sua superficie conica, dove sono stati integrati sensori per il pH e la temperatura insieme a un agente fototermico. Questa combinazione permette alla sonda di svolgere tre funzioni cruciali utilizzando diverse lunghezze d'onda della luce in un unico sistema chiuso. Prima di iniziare l'ablazione, il dispositivo identifica con precisione i confini del tumore analizzando l'acidità dell'ambiente circostante, garantendo così che l'azione terapeutica sia mirata esclusivamente alle cellule danneggiate senza intaccare i tessuti sani limitrofi.

Durante la fase operativa l'energia ottica viene convertita in calore dall'agente fototermico per distruggere le cellule tumorali attraverso l'ipertermia. Mentre avviene la distruzione del tessuto malato, la sonda monitora costantemente la temperatura interna per evitare surriscaldamenti pericolosi e calibrare l'intensità del trattamento in tempo reale. Questo feedback immediato rappresenta un passo avanti fondamentale rispetto alle tecniche tradizionali, poiché consente al personale medico di avere un controllo totale sulla procedura mentre questa è ancora in corso di svolgimento.

L'ultima fase del processo riguarda la valutazione dell'efficacia terapeutica, che avviene monitorando il ritorno del pH a livelli normali subito dopo l'intervento. I test condotti su modelli animali hanno già confermato l'elevata biocompatibilità del materiale e una riduzione drastica della necessità di procedure invasive ripetute o incisioni ampie. Grazie a questa piattaforma teranostica, la medicina apre nuove strade verso trattamenti oncologici personalizzati che integrano diagnosi e cura in un solo gesto chirurgico rapido e meno traumatico per il paziente.

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