Un minore su 10 vive nel disagio sociale

Un rapporto di Save the Children evidenzia divari drammatici tra i quartieri: povertà ed esclusione scolastica colpiscono un minore su dieci.

A cura di Redazione
19 maggio 2026 09:53
Un minore su 10 vive nel disagio sociale -
Condividi

A Napoli l'11,2% dei minori tra gli 0 e i 17 anni vive oggi confinato nelle Aree di disagio socioeconomico urbano (Adu), zone in cui il destino dei più giovani viene pesantemente ipotecato dal quartiere di nascita. Il rapporto "I luoghi che contano" di Save the Children, diffuso alla vigilia della biennale dell'infanzia Impossibile 2026 che si aprirà il 21 maggio a Roma, traccia una radiografia impietosa del capoluogo campano. I dati raccolti dall'Istat fotografano una realtà in cui la vulnerabilità territoriale si traduce immediatamente in povertà materiale, dispersione scolastica e totale assenza di spazi verdi e ricreativi, alimentando una disuguaglianza strutturale non più sostenibile.

All'interno delle dieci aree svantaggiate individuate nel comune partenopeo, il tessuto sociale appare drammaticamente logorato con il 60,1% delle famiglie che vive in condizioni di povertà relativa. Il divario con il resto della città diventa un baratro analizzando i percorsi scolastici, dato che nelle zone a rischio ben il 18,1% degli studenti delle medie e delle superiori ha già abbandonato gli studi o è stato bocciato, una quota quasi doppia rispetto alla media comunale del 9,8%. Questa fragilità educativa si riflette direttamente sulle prospettive dei ragazzi più grandi, portando la percentuale dei giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano al 42,9%, registrando un pesantissimo scarto di oltre tredici punti percentuali rispetto al dato medio cittadino.

L'esclusione sociale si manifesta anche attraverso indicatori subdoli come la dispersione implicita, ovvero l'incapacità di raggiungere le competenze minime pur frequentando la scuola, che nell'ultimo anno delle medie tocca il 21,2% nelle aree svantaggiate. Questo fenomeno non si limita a differenziare i quartieri ma spacca l'ambiente scolastico dall'interno, creando forti disomogeneità persino tra le diverse classi dello stesso istituto. A completare il quadro delle carenze educative si aggiunge la cronica mancanza di servizi essenziali come le mense scolastiche nella scuola primaria, un'offerta che a Napoli rimane ovunque al di sotto della media nazionale e di cui beneficia appena il 40% degli alunni sia nei contesti fragili che nel resto del comune.

Di fronte a questa emergenza nazionale, che in tutta Italia coinvolge centoquarantaduemila minorenni residenti nelle periferie più vulnerabili, Save the Children chiede con forza l'adozione di una strategia politica strutturale. La direttrice generale Daniela Fatarella ha sottolineato la necessità urgente di una legge nazionale per la rigenerazione urbana che garantisca risorse certe e l'istituzione di spazi socio-educativi pubblici e gratuiti. L'obiettivo della proposta è sottrarre la crescita dei bambini alla lotteria del codice postale, ridefinendo le priorità del Paese a partire proprio dai territori che oggi rischiano di rimanere invisibili.

Segui Informazione Sei