Scontro legale sul caso del piccolo Domenico Caliendo: Petruzzi contrattacca

L'avvocato Petruzzi respinge l'esposto di Conforti sul caso Monaldi: accuse "inconsistenti" e istanza di archiviazione per calunnia.

14 aprile 2026 19:49
Scontro legale sul caso del piccolo Domenico Caliendo: Petruzzi contrattacca -
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La battaglia legale attorno alla tragica scomparsa del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto lo scorso 21 febbraio all'ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore fallito, si sposta dal piano sanitario a quello deontologico e penale. Al centro della nuova contesa c'è il duro scontro tra l'avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo, e il collega Alessandro Conforti del Foro di Cosenza. Quest'ultimo aveva presentato un esposto contro Petruzzi in seguito alla puntata della trasmissione "Lo stato delle cose" condotta da Massimo Giletti su Rai3, durante la quale era stata mostrata documentazione critica nei confronti dell'operato del cardiochirurgo Oppido.

L'accusa mossa da Conforti si basava sul "fondato sospetto" che fosse stato proprio Petruzzi a fornire i documenti riservati alla redazione televisiva. Una ricostruzione che l'avvocato napoletano respinge con fermezza, definendo l'impianto accusatorio del collega come "inconsistente" e di natura "calunniosa". In una memoria difensiva inviata ai Consigli di Disciplina di Napoli e Cosenza e alla Procura della Repubblica, Petruzzi ha ribadito la propria totale estraneità ai fatti, sottolineando come lo stesso Giletti avesse dichiarato in onda di aver reperito il materiale in modo del tutto autonomo.

Secondo Petruzzi, l'iniziativa intrapresa da Conforti rappresenterebbe un uso strumentale del sistema disciplinare con finalità puramente intimidatorie, un atto che non può più essere tollerato. Per questo motivo, oltre a sollecitare l'archiviazione immediata dell'esposto per manifesta infondatezza, il legale della famiglia Caliendo ha chiesto un ribaltamento delle posizioni: l'apertura di un procedimento disciplinare contro Conforti per la violazione del dovere di colleganza e per l'abuso dello strumento disciplinare. La palla passa ora alla Procura di Napoli, a cui è stato chiesto di valutare se nell'operato dell'avvocato cosentino si possano ravvisare gli estremi del reato di calunnia.

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