Cervinara e il boomerang degli inciuci: la furbizia che svuota le liste
L'illusione del genio: perché in politica il "colpo di mano" diventa spesso un autogol.
A Cervinara l’aria si è fatta pesante, satura di quel profumo inconfondibile di compromesso last-minute e strategie da prima Repubblica. Nelle ultime ore, il borgo caudino si è trasformato in un palcoscenico dove va in scena una commedia dell'assurdo: la grande ritirata dei condottieri. Assistiamo a un fenomeno sociologico affascinante, dove l’aspirazione a diventare il Primo Cittadino sfuma con la stessa velocità con cui si materializza la rassicurante prospettiva di un posto blindato in una lista.
Il coraggio del "passo in avanti", sbandierato fino a ieri come atto d'amore per il territorio, si è tramutato magicamente in un passo indietro tattico, compiuto con la grazia di chi inciampa in una buca ma finge di accennare a un passo di danza. La coerenza, in questo scenario di frenetiche trattative, sembra essere diventata un lusso che nessuno può più permettersi. Si dice che il numero delle liste da cinque scenderà a quattro, un numero che però balla pericolosamente tra la realtà e il desiderio di libertà individuale, quella strana voglia di sentirsi liberi che spesso emerge solo quando la sedia sotto il sedere comincia a traballare.
C’è qualcosa di profondamente malinconico, e al contempo involontariamente comico, nel vedere aspiranti leader pronti a barattare il proprio programma e la propria faccia pur di non restare fuori dal grande gioco. Ma attenzione, perché la politica ha una memoria lunga e una pazienza corta. Se è vero che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, a Cervinara c’è di mezzo la dignità dell’elettore. Le menzogne elettorali hanno le gambe corte e gli inciuci di palazzo tendono a trasformarsi in boomerang che tornano indietro con forza raddoppiata al momento dello spoglio. Aver cercato di "imbrogliare" politicamente parlando amici di cordata alla fine rischia di far scendere le liste a tre.
Alla fine della fiera, il rischio concreto è che questo overdose di furbizia si riveli il più classico dei morsi alla coda. Se il numero delle liste dovesse davvero scendere a tre, non sarebbe il frutto di una sintesi politica lungimirante, ma l’esito naturale di un naufragio collettivo guidato da capitani troppo impegnati a guardarsi lo specchio invece che la bussola. Cercare di sfinire l'alleato, o peggio, di "imbrogliare" i compagni di cordata per un centimetro di potere in più, ha trasformato la competizione elettorale in una partita a poker dove tutti barano e nessuno ha più voglia di sedersi al tavolo. Anche in politica la "furbizia" e i passi avanti "forzati" non pagano.