Il PD irpino alla deriva: il "caso Cervinara" specchio del caos di Via Tagliamento

Tra veti incrociati e tessere divise, il caos di Via Tagliamento travolge Cervinara: due candidate PD e iscritti ovunque. Un partito in frantumi.

13 aprile 2026 18:03
Il PD irpino alla deriva: il "caso Cervinara" specchio del caos di Via Tagliamento -
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Se Via Tagliamento piange, la provincia non ride. Le macerie del Partito Democratico irpino, ormai ridotto a un campo di battaglia tra fazioni inconciliabili, non sono più solo una questione di equilibri interni alla direzione provinciale. Oggi, quelle tensioni si riverberano sui territori con una forza distruttiva che mette a nudo l’evaporazione del concetto stesso di "partito unitario".

L'esempio più lampante di questa frammentazione molecolare arriva da Cervinara, dove il PD non si limita a dividersi: si moltiplica, si frammenta e finisce per farsi la guerra da solo, in un paradosso politico che rasenta l'assurdo.

Il paradosso di Cervinara: due tessere, due liste

A Cervinara la situazione è lo specchio fedele delle correnti che paralizzano Avellino. Da un lato c'è Caterina Lengua, espressione della maggioranza che governa via Tagliamento e custode della linea ufficiale (almeno sulla carta). Dall'altro, in un cortocircuito identitario, troviamo Anna Marro, anch'ella tesserata PD ma espressione di un gruppo di minoranza, che ha scelto la strada dei "Free" per sfidare apertamente la consorella di partito.

Non è solo una sfida elettorale, è la certificazione del fallimento della segreteria provinciale nel ruolo di sintesi. Se un partito non riesce a garantire un’unica proposta politica in un comune chiave, significa che la tessera è diventata un semplice orpello burocratico, privo di disciplina e visione comune.

Una diaspora senza confini

Ma il "male irpino" del PD non si ferma alle due candidate sindaco. La diaspora investe l’intero consiglio comunale: tesserati riconducibili alle varie anime delle minoranze di Via Tagliamento si trovano sparsi in quasi tutte le liste in campo. Un "tutti contro tutti" dove l’appartenenza democratica viene sacrificata sull'altare dei posizionamenti locali e dei personalismi.

Via Tagliamento: una direzione senza bussola

Il problema, però, nasce a monte. La direzione provinciale di Avellino sembra ormai incapace di esercitare una qualsiasi forma di autorevolezza. Le decisioni prese nei corridoi della sede provinciale restano lettera morta non appena varcano la soglia del capoluogo.

I rapporti interni sono ai minimi storici: la mancanza di un progetto condiviso per la scelta del candidato sindaco ad Avellino città ha creato un effetto domino che ha legittimato l’anarchia nel resto della provincia. Se il "centro" non tiene, la periferia si sente autorizzata a fare da sé, trattando il simbolo del PD come un brand da usare o nascondere a seconda della convenienza del momento.

Conclusione: un partito cercasi

Quanto sta accadendo a Cervinara è la spia di un malessere profondo. Il rischio è che il PD irpino si trasformi definitivamente in una confederazione di "signorie locali", dove la fedeltà al capo-corrente conta più della linea politica nazionale o provinciale. Di questo passo, non ci si dovrà meravigliare se l'elettorato, stordito da questo gioco di specchi e doppie tessere, deciderà di guardare altrove.

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