San Martino V.C: Fervono i preparativi per i "catuozzi".
( Giovanni Mauriello ) A San Martino Valle Caudina fervono i preparativi per il consueto palio dei "catuozzi" che da sempre rende speciale la vigilia di Natale nel paese Caudino. Un evento secolare a...
( Giovanni Mauriello ) A San Martino Valle Caudina fervono i preparativi per il consueto palio dei "catuozzi" che da sempre rende speciale la vigilia di Natale nel paese Caudino. Un evento secolare a sentir le voci degli anziani sammartinesi che con emozione raccontano di questo evento nei ricordi della loro Infanzia. Dal 2017, la regione Campania ha inserito la manifestazione nell'Inventario del Patrimonio Culturale Immateriale Campano "IPIC" e da anni la pro-loco ha istituito una competizione tra contrade premiando il "catuozzo" piu' bello e piu' duraturo. I fuochi che illuminano la notte della vigilia, rappresentano il caldo che riscaldava Cristo Salvatore nel giorno della sua nascita e in passato venivano accesi qualche minuto prima dal passaggio della processione di Gesu' Bambino. Intorno ad essi, ancora oggi si radunano gli abitanti della contrada a magiare, bere, tra senso comunitario e tradizione. Prima del covid non sono mancati artisti di strada e bande dedite alla musica popolare che allietavano questa santa notte girovagando tra i catuozzi del paese. Poi con la pandemia l'evento ando' in letargo insieme al mondo ma pian pian.. la manifestazione dei catuozzi sta tornando alla manifestazione di sempre. Gianni Raviele, nel suo libro datato 1972 "la mia madre terra", in merito ai Catuozzi scriveva: <<Hanno acceso i fuochi in campagna e in paese. Il fuoco della piazza e' sempre stato il piu' bello. Lo ammassano davanti alla chiesa con cura e ordine, quasi a farne un fatto sacrale, una sostanza dello stesso borgo. E' pieno, robusto, carico di energie. E' "catuozzo". Avverti che dentro vi sfavilla un'anima antica, rude se si vuole, ma certamente sincera. I falo' dei contadini sono invece teneri. Si consumano senza vampate, dolci e discreti. Ardono per quelli che passano e non c'e' comunita' che li vegli e li assista. Avvampano in posti aperti: bruciano piu' rapidamente e le loro faville si dissolvono nel nulla. Un tempo si incominciava ad uscire un mese prima per raccogliere la legna. Squadre di ragazzi partivano dal paese con "carruoccioli e trainelle" verso la campagna. Tracciavano itinerari precisi per setacciare palmo per palmo le zone. I cipponi erano per lo piu' abbandonati in mezzo ai campi, allora tutti ben curati; le fascine invece, erano quasi sempre accanto alle case, pronte per il forno e il focolare>>