Salerno, fiamme in carcere: intossicati 8 agenti della Penitenziaria
Il SAPPE denuncia la gravità dell'incendio nel reparto femminile e la carenza cronica di dispositivi di protezione per il personale.
Un grave incendio appiccato da una detenuta nel reparto femminile della Casa Circondariale di Salerno ha provocato ieri l'intossicazione da monossido di carbonio di sette agenti di Polizia Penitenziaria e del Comandante di Reparto. Le fiamme, divampate nell'area di transito, hanno reso necessario il ricovero d'urgenza del personale in ospedale per i protocolli di disintossicazione. Nonostante l'ambiente saturo di fumi tossici, il tempestivo intervento dei poliziotti ha permesso di trarre in salvo due recluse, tra cui la stessa autrice del rogo che si era barricata nel bagno della cella.
L'eroico salvataggio ha evitato una tragedia ben più grave, ma ha riacceso con forza la protesta sindacale sulle condizioni lavorative all'interno degli istituti di pena. Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria ha espresso profonda preoccupazione per l'ennesimo tributo pagato dalle donne e dagli uomini dello Stato, costretti a operare in contesti di estrema criticità e a mettere a repentaglio la propria vita per garantire la legalità e la salvaguardia dei ristretti.
La segreteria nazionale e i vertici regionali della Campania hanno evidenziato come l'episodio salernitano sia lo specchio di un'escalation di violenza e di eventi critici che da anni investe i penitenziari italiani. La denuncia si concentra in particolare sulla drammatica assenza di tutele e sulla mancanza di adeguati dispositivi di protezione individuale, come i supporti per le vie respiratorie, che avrebbero potuto evitare il ferimento degli otto operatori intervenuti tra le fiamme.
Il sindacato ha formulato un appello urgente e perentorio al Provveditore Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria, richiedendo interventi concreti e l'immediata fornitura di strumenti operativi idonei in tutti i complessi della regione. I rappresentanti dei lavoratori ribadiscono che non si può più pretendere un eroismo quotidiano dal personale in prima linea senza garantire le minime condizioni di sicurezza necessarie per fare ritorno a casa dalle proprie famiglie.