Risarcito per 18 giorni di domiciliari noto pregiudicato 59enne di Montesarchio.
La Corte d'Appello di Napoli riconosce l'indennizzo al cinquantanovenne S.I., assolto in primo grado dopo 18 giorni ai domiciliari.
La Corte d’Appello di Napoli ha disposto nei giorni scorsi un risarcimento economico per ingiusta detenzione in favore del cinquantanovenne S. I., originario di Campoli di Monte Taburno e residente a Montesarchio, che era rimasto ristretto per diciotto giorni agli arresti domiciliari con l’accusa di furto aggravato prima di essere completamente assolto dal Tribunale di Benevento. Il provvedimento accoglie in pieno l’istanza presentata dal suo difensore, l'avvocato Vittorio Fucci, superando il severo orientamento giurisprudenziale che di solito limita drasticamente queste concessioni.
La vicenda penale trae origine da un’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari che aveva applicato la misura cautelare degli arresti domiciliari sulla base di una complessa attività di intercettazione. Secondo l’impostazione accusatoria iniziale, infatti, alcuni soggetti intercettati facevano riferimento a un preciso soprannome che gli inquirenti avevano ricondotto proprio all’identità di S. I., indicandolo come il presunto responsabile di una serie di furti in abitazione consumati sul territorio.
Durante il giudizio di primo grado celebrato davanti al Tribunale di Benevento, la difesa rappresentata dal penalista Vittorio Fucci è riuscita a scardinare l’impianto accusatorio, dimostrando l’assoluta inconsistenza degli indizi e la mancanza di riscontri oggettivi sulla reale identità dell’uomo. I giudici sanniti hanno quindi pronunciato una sentenza di assoluzione per insufficienza di prove, restituendo la piena libertà al cinquantanovenne e ponendo le basi per la successiva richiesta di indennizzo per il danno subito.
La decisione assunta dalla Corte d’Appello partenopea assume un rilievo significativo nel panorama giudiziario attuale, caratterizzato da criteri applicativi sempre più restrittivi e rigorosi da parte dei magistrati quando si tratta di riconoscere ristori per la custodia cautelare subita ingiustamente. I giudici di secondo grado hanno invece condiviso la linea difensiva, ritenendo che la privazione della libertà personale per i diciotto giorni di arresti domiciliari meritasse una riparazione economica adeguata.
Con questo pronunciamento si chiude definitivamente una dolorosa parentesi per il residente di Montesarchio, la cui posizione è stata pienamente riabilitata sia sotto il profilo penale sia sotto quello risarcitorio. La determinazione della difesa nell’opporsi alle interpretazioni più rigide della norma ha consentito di affermare un principio di giustizia sostanziale, confermando come la tutela della libertà del cittadino debba rimanere centrale anche di fronte a indizi apparentemente suggestivi ma privi di riscontro.