Ridotta la pena a un 27enne e un 37enne di Arpaia accusati di estorsione e detenzione di arma da fuoco

La Corte D’Appello di Napoli, accogliendo le tesi dell’Avvocato Vittorio Fucci e dell’Avvocato Daniela Martino, ha riformato la sentenza di primo grado nei confronti di un 27enne e di un 37enne, entra...

29 ottobre 2025 11:48
Ridotta la pena a un 27enne e un 37enne di Arpaia accusati di estorsione e detenzione di arma da fuoco -
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La Corte D’Appello di Napoli, accogliendo le tesi dell’Avvocato Vittorio Fucci e dell’Avvocato Daniela Martino, ha riformato la sentenza di primo grado nei confronti di un 27enne e di un 37enne, entrambi di Arpaia, accusati di estorsione, porto e detenzione illegale di armi da fuoco, violenza privata, lesioni, minacce aggravate, furto aggravato e danneggiamento, tutti reati aggravati dal concorso di persone. Al 27enne, figlio di un noto personaggio ritenuto essere un boss del clan Massaro, la pena è stata ridotta da 6 anni e 8 mesi a 4 anni, mentre al 37enne, figlio di un noto pregiudicato accusato in passato di far parte del Clan Pagnozzi e di avere rapporti con il clan Massaro, la pena è stata ridotta da 4 anni a 3 anni, il Pm per lui in primo anno aveva chiesto 5 anni e 20 giorni di reclusione, ma il Giudice di prime cure aveva già ridotto la pena riconoscendo la seminfermità mentale, in accoglimento della richiesta dell’Avvocato Vittorio Fucci e dell’Avvocato Daniela Martino. In particolare i due rispondevano di:
1) 2 episodi di estorsione in due bar di Montesarchio e San Martino Valle Caudina, nei quali i due mettevano in essere l’attività estorsiva dicendo di “essere loro il clan”, oltre a sottrarre dei prodotti senza procedere al pagamento e a scaraventare bottiglie e tazzine contro le pareti, danneggiando i bar;
2) 1 episodio a carico di due giovani di Airola che avevano costretto a fermare la loro auto e dopo averli presi a schiaffi e pugni ed averli minacciati con un coltello puntato alla gola, esplodevano contro di loro colpi di pistola, danneggiando anche l’autovettura. Inoltre dall’attività d’indagine emergeva anche che uno dei due imputati aveva fatte tradurre alcune vittime dinanzi al padre, elemento di spicco del clan Massaro, per indurre queste a ritirare la querela. La Procura Generale della Corte d’Appello aveva chiesto la conferma delle condanne di primo grado. Oggi la Corte D’Appello di Napoli, invece, accogliendo le tesi dell’Avvocato Vittorio Fucci e dell’Avvocato Daniela Martino, ha riformato la sentenza in senso favorevole agli imputati. La difesa degli imputati, nonostante l’importante risultato, sta valutando anche un ricorso per Cassazione.

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