Raccolta delle nocciole, allarme polveri: Tarotto chiede più controlli e tecnologie

Il nuovo responsabile provinciale: «Nessuna contrapposizione con gli agricoltori, ma servono tecnologie e procedure capaci di ridurre l’impatto sulle comunità»

14 settembre 2026 21:56
Raccolta delle nocciole, allarme polveri: Tarotto chiede più controlli e tecnologie -
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I Circoli dell’Ambiente e della Cultura Rurale hanno un nuovo responsabile per la provincia di Avellino. Si tratta di Ciro Tarotto, storico attivista campano da anni impegnato sui temi del lavoro e nelle battaglie ambientaliste.

Tra le prime questioni sulle quali il nuovo responsabile intende richiamare l’attenzione c’è quella della dispersione delle polveri durante la raccolta delle nocciole, fenomeno che torna a interessare ogni anno le comunità che vivono nelle vicinanze dei terreni agricoli.

«Non è nostra intenzione mettere in discussione il lavoro degli agricoltori – precisa Tarotto – e tanto meno la necessità di procedere alla raccolta dopo un intero anno di lavoro. Il tema è un altro e riguarda le modalità con cui alcune operazioni vengono effettuate e la possibilità di ridurne l’impatto sulle persone che vivono nelle aree circostanti».

Secondo Tarotto, la questione non può essere archiviata semplicemente ricordando che la raccolta dura pochi giorni. «Ogni anno assistiamo alla stessa discussione e puntualmente sui social qualcuno osserva che “sono soltanto pochi giorni” oppure che “gli agricoltori lavorano tutto l’anno”. Sono considerazioni comprensibili, ma non risolvono il problema. Anche un disagio limitato nel tempo resta un disagio, soprattutto quando si ripete sistematicamente».

Al centro dell'attenzione ci sono le polveri sollevate dai macchinari durante le operazioni di raccolta, che possono raggiungere abitazioni, strade e spazi esterni.

«Chi vive vicino ai terreni – sottolinea Tarotto – si ritrova con finestre da tenere chiuse, balconi e terrazzi pieni di polvere e persino l’impossibilità di stendere il bucato all’aperto. Non credo sia corretto considerare tutto questo semplicemente come una conseguenza inevitabile del lavoro agricolo».

Da qui la richiesta di aprire una riflessione sull'innovazione delle tecniche di raccolta. «Non bisogna confondere l’attività agricola con le modalità attraverso le quali viene realizzata. La raccolta delle nocciole deve essere fatta, ma nel 2026 dobbiamo anche domandarci se sia possibile farla utilizzando sistemi più moderni e adottando tutti gli accorgimenti utili a contenere la dispersione delle polveri».

Tra le soluzioni da valutare, Tarotto indica una maggiore attenzione alle condizioni del terreno, la corretta regolazione dei macchinari e l’adozione di sistemi tecnici in grado di limitare la dispersione delle particelle.

«Se esistono strumenti che consentono di ridurre il problema, bisogna utilizzarli. L’innovazione non deve essere vista come un ostacolo al lavoro agricolo, ma come uno strumento per renderlo più efficiente e compatibile con il territorio».

Il nuovo responsabile provinciale interviene anche sul clima che spesso si crea sui social quando i cittadini segnalano il problema.

«Trovo sbagliato trasformare ogni segnalazione in un attacco agli agricoltori. Si può rispettare il lavoro di chi coltiva la terra e, allo stesso tempo, chiedere maggiore attenzione per chi vive nelle vicinanze. Non sono posizioni incompatibili e non serve alimentare una contrapposizione tra categorie».

Altro capitolo riguarda i controlli. «Se esistono regole, prescrizioni o buone pratiche per contenere la dispersione delle polveri – afferma Tarotto – è necessario capire chi abbia il compito di verificarne l’applicazione. Le norme, quando esistono, devono essere rispettate e i cittadini devono poter contare su controlli effettivi».

La posizione dei Circoli dell’Ambiente e della Cultura Rurale è dunque quella di promuovere un confronto capace di tenere insieme le esigenze del comparto agricolo e quelle delle comunità che vivono a ridosso delle aree coltivate.

«Non vogliamo fermare la raccolta e non siamo contro gli agricoltori – conclude Tarotto –. Chiediamo semplicemente che un’attività produttiva possa essere svolta con tecnologie e procedure adeguate ai tempi. Nel 2026 chiedere meno polveri, maggiore efficienza e più attenzione all’ambiente non significa essere contro l’agricoltura. Significa puntare a un’agricoltura capace di convivere con il territorio».

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