Valle Caudina allo sbando: quando la comunicazione istituzionale arriva dopo 48 ore
Le informazioni c'erano. Le carte erano state trasmesse. Ma per oltre 48 ore i cittadini sono rimasti senza risposte chiare sulla qualità dell'acqua.
La Valle Caudina è allo sbando sul fronte della comunicazione istituzionale.
E questa volta non basta nascondersi dietro la burocrazia, i protocolli o il solito rimbalzo di responsabilità tra enti.
Quando è in gioco una risorsa essenziale come l'acqua, il tempo non è un dettaglio. Ogni ora di ritardo nell'informare la popolazione è un'ora nella quale una famiglia non sa come comportarsi, un esercizio commerciale non sa cosa fare, un cittadino non sa se può utilizzare l'acqua del rubinetto.
La vicenda di queste ore è emblematica.
Le comunicazioni tecniche risultano essere state trasmesse già dall'11 settembre. Gli enti interessati erano dunque in possesso delle informazioni necessarie. Eppure la comunicazione alla popolazione è arrivata con un ritardo che, arrivati al 13 settembre, ha superato le quarantotto ore.
Due giorni di silenzio su una questione che riguarda direttamente la salute e la quotidianità delle persone.
È questo il dato politico e amministrativo dal quale non si può scappare.
La Valle Caudina non può essere una terra di confine anche per le informazioni
Il problema è ancora più grave in un territorio interconnesso come la Valle Caudina.
Comuni vicini, cittadini che vivono a poche centinaia di metri di distanza, reti idriche e servizi che attraversano confini amministrativi: eppure l'informazione continua a viaggiare secondo logiche frammentate.
Un Comune comunica.
Un altro aspetta.
Un altro pubblica ore dopo.
Un altro ancora affida tutto ai social o a comunicazioni difficili da intercettare.
È una lotteria dell'informazione.
E un territorio non può affrontare un'emergenza giocando alla lotteria.
Le carte non bastano
La difesa più facile sarà sempre la stessa: «La comunicazione era stata trasmessa».
Ma questa frase non risolve nulla.
Perché trasmettere una nota a un Comune non significa aver informato un cittadino.
La macchina amministrativa non può considerare concluso il proprio compito nel momento in cui una PEC viene inviata o un documento viene protocollato.
Il compito finisce quando l'informazione raggiunge chi deve conoscerla.
Altrimenti abbiamo un sistema perfettamente capace di produrre documenti e drammaticamente incapace di produrre comunicazione.
E la protezione civile dov'è?
La domanda è inevitabile.
In una situazione che coinvolge una risorsa primaria come l'acqua, chi coordina la comunicazione? Chi verifica che tutti i Comuni interessati abbiano informato contemporaneamente la popolazione? Chi controlla che non si creino zone dove un cittadino viene avvisato e quello del Comune confinante no?
Se la risposta è «ciascuno per conto proprio», allora il problema è molto più grande del singolo ritardo.
Significa che manca una regia.
E quando manca una regia, la Valle Caudina finisce allo sbando.
Serve una piattaforma unica
È arrivato il momento di smettere di considerare normale questa frammentazione.
Una piattaforma regionale unica per le allerte critiche, collegata direttamente agli enti di controllo e immediatamente accessibile ai cittadini, potrebbe impedire che un'informazione urgente rimanga bloccata per ore o giorni nei passaggi amministrativi.
Il Comune continuerebbe ad avere il proprio ruolo, ma nessun cittadino dovrebbe dipendere dalla velocità di un ufficio per sapere se l'acqua che esce dal proprio rubinetto può essere utilizzata.
Prima viene l'informazione. Poi viene la burocrazia.
Non il contrario.
Ora servono risposte
La Valle Caudina non ha bisogno dell'ennesimo scaricabarile.
Ha bisogno di sapere chi ha ricevuto cosa, quando lo ha ricevuto, quando ha deciso di comunicarlo e perché siano trascorse oltre 48 ore prima che la popolazione fosse informata in maniera ufficiale.
Sono domande semplici.
E proprio per questo meritano risposte altrettanto semplici.
Perché se gli enti sapevano e i cittadini no, allora qualcosa nella catena istituzionale si è spezzato.
E se questo può accadere ancora, domani potrebbe riguardare l'acqua. Dopodomani un'altra emergenza.
La Valle Caudina non può continuare a vivere alla giornata, affidandosi alla fortuna di ricevere in tempo una comunicazione che dovrebbe essere garantita.
Quando la macchina istituzionale arriva dopo i cittadini, non è più soltanto un problema di comunicazione. È un problema di sistema.