Quindici anni di potere e ora il finto cambiamento

I protagonisti della politica locale che hanno governato insieme oggi si presentano come rivali. Ma dov’è la vera svolta per Cervinara?

10 marzo 2026 19:29
Quindici anni di potere e ora il finto cambiamento -
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Cervinara si trova ancora una volta davanti a un bivio. Dopo un periodo di commissariamento che ha segnato una ferita profonda per la nostra comunità, ai cittadini viene chiesto di scegliere tra protagonisti che, per quindici lunghi anni, hanno governato insieme. Gli stessi volti che hanno condiviso decisioni, responsabilità e strategie oggi si presentano come alternativi tra loro. Cambiano i palchi, cambiano i toni, ma la sostanza resta la stessa.

La domanda che molti cervinaresi si pongono è semplice: dov’è il cambiamento?

Cambiare non significa sostituire un nome con un altro sulla scheda elettorale. Non significa nemmeno riproporre vecchie logiche sotto una veste più giovane o con un linguaggio più moderno. Cambiare significa rompere definitivamente con un sistema politico che ha mostrato tutti i suoi limiti e che non è riuscito a evitare al paese l’umiliazione del commissariamento.

Cervinara non ha bisogno di “uomini nuovi” con idee vecchie. Non ha bisogno di giovani controfigure che continuano a ragionare secondo gli schemi di chi ha già governato per anni. Ha bisogno, piuttosto, di una guida che abbia il coraggio di fare ciò che finora nessuno ha davvero voluto fare.

Il coraggio di dire basta allo sciacallaggio politico che trasforma i diritti dei cittadini in favori personali. Il coraggio di spezzare le catene della clientela che da troppo tempo condizionano la vita amministrativa del paese. Il coraggio di difendere Cervinara dall’abbandono, dal dissesto e dall’isolamento senza dover rispondere a vecchi capibastone o a logiche di partito ormai distanti dalla realtà.

La ricostruzione deve partire dalla trasparenza. Dopo il commissariamento, i cittadini hanno diritto di sapere cosa è accaduto e perché si è arrivati a questo punto. Senza verità amministrativa non può esserci fiducia.

Ma serve anche una visione. Cervinara non può continuare a vivere chiusa nel proprio perimetro politico e geografico. Servono competenze vere per intercettare fondi europei, affrontare il dissesto idrogeologico, creare condizioni di sviluppo e restituire ai giovani la possibilità di immaginare un futuro qui, nel proprio paese.

Il vero cambiamento non nasce dalla semplice contrapposizione tra vecchi protagonisti. Nasce dalla capacità di liberare l’amministrazione comunale da un sistema di potere che per quindici anni ha retto il paese e che oggi mostra tutta la sua stanchezza.

Cervinara non è un feudo da spartire. È una comunità che chiede rispetto, dignità e futuro.

E il futuro, questa volta, non può essere la copia del passato.

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