Processo per i presunti maltrattamenti nella struttura Epa di Cerreto Sannita: escussa la teste chiave
Dopo tre legittimi impedimenti, in aula la tirocinante che fece scattare l’inchiesta. «A. M. non l’ho mai visto violento, era un giocherellone»
È stata finalmente escussa in aula la cosiddetta teste chiave del processo a carico di quattro operatori OSS, tre dei quali impegnati nella struttura, e della gestrice della cooperativa Epa di Cerreto Sannita, imputati a vario titolo per i presunti maltrattamenti ai danni di alcuni anziani ospiti della struttura.
L’udienza di ieri arriva dopo tre precedenti legittimi impedimenti che avevano determinato il rinvio dell’esame della testimone. La sua deposizione era particolarmente attesa, anche alla luce del ruolo avuto nell’avvio dell’inchiesta.
I fatti al centro del procedimento risalgono al gennaio 2024, quando una tirocinante della struttura, R. F., di Guardia Sanframondi, dopo aver riferito di aver ricevuto alcune richieste di aiuto da parte di anziani ospiti, effettuò una telefonata anonima al 112. Successivamente venne presentato un esposto anonimo alla Guardia di Finanza. Da quelle segnalazioni presero avvio gli accertamenti, condotti anche dai Carabinieri del NAS di Salerno.
Nel mese di agosto 2024 arrivò l'ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei quattro indagati. Tre di loro presentarono ricorso al Tribunale del Riesame: la misura del divieto di dimora nel Comune di Cerreto Sannita, con le prescrizioni relative alla struttura, venne successivamente sostituita con l'interdizione dall'attività lavorativa di OSS per un anno. Il quarto imputato, A. M., scelse invece di non ricorrere al Tribunale della Libertà e ottenne in seguito la revoca della misura cautelare non custodiale.
Il procedimento è poi approdato alla fase dibattimentale. Dopo l'udienza preliminare del febbraio 2025, il Gup Camerlengo dispose il rinvio a giudizio di tutti e quattro gli imputati. Nel maggio dello stesso anno ebbe quindi inizio il processo davanti al Collegio, che nel frattempo ha visto modificare la propria composizione, sia per quanto riguarda il presidente sia per i giudici a latere. È cambiato anche il pubblico ministero: attualmente la pubblica accusa è rappresentata dalla dottoressa Gelsomina Palmieri.
Nel corso del dibattimento, prima dell'udienza di ieri, erano già stati ascoltati sei testimoni. La deposizione della teste ritenuta centrale per la ricostruzione dell'origine delle accuse ha però presentato diversi passaggi caratterizzati da ricordi non sempre puntuali.
La donna, pur confermando in maniera lacunosa alcuni elementi relativi al presunto clima di maltrattamento che si sarebbe respirato all'interno della struttura, ha indicato soprattutto nella gestrice e nell'altra operatrice donna le figure rispetto alle quali avrebbe avuto conferma di tale clima.
Particolarmente significativa, nell'ambito del controesame e delle domande rivolte dalle parti, è stata la ricostruzione relativa alla nascita dell'esposto. La teste ha infatti ribadito per ben due volte che furono gli uomini della Guardia di Finanza a spingerla a scrivere l'esposto dopo la telefonata effettuata in precedenza.
Un passaggio che è stato oggetto di attenzione da parte della difesa, proprio per ricostruire le modalità attraverso le quali la vicenda è stata portata all'attenzione degli investigatori e ha successivamente dato origine all'attività d'indagine.
Nel corso dell'esame, inoltre, su precise domande del pubblico ministero e delle parti civili, la testimone ha escluso di aver mai visto A. M. assumere comportamenti violenti nei confronti degli anziani. Al contrario, lo ha descritto come un «giocherellone», definendolo un operatore che, per quanto da lei direttamente osservato, lavorava bene.
Una circostanza che assume particolare rilievo per la posizione dell'imputato, pur inserendosi nella più ampia descrizione fornita dalla testimone di un ambiente che, secondo quanto riferito in aula, non sarebbe stato tranquillo né per gli operatori né per gli anziani ospiti.
La deposizione dovrà ora essere valutata nel complesso delle altre risultanze dibattimentali, trattandosi di un processo ancora in corso e nel quale le accuse dovranno essere sottoposte al vaglio del Collegio giudicante.
Le parti civili sono assistite dagli avvocati Itri e Mastroianni. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Massimo Viscusi, Antonio Barbieri, Cosimo Ciotta ed Emiliano Vaccarella.