Politiche sociali, a Montefusco il confronto sul welfare campano

Adips Campania riunisce amministratori, dirigenti degli Ambiti, istituzioni, Chiesa, Terzo settore e professioni. Al centro del dibattito l’integrazione sociosanitaria, la qualità dei servizi, la legalità e il rapporto tra indirizzo politico e gestione te

13 settembre 2026 10:46
Politiche sociali, a Montefusco il confronto sul welfare campano -
Condividi

Si è conclusa a Montefusco la due giorni di confronto dedicata al presente e al futuro delle politiche sociali in Campania. Un appuntamento promosso dall’Associazione Dirigenti Politiche Sociali (ADIPS Campania) e ospitato negli spazi di Palazzo Giordano, che ha portato nelle aree interne della provincia di Avellino un confronto di dimensione regionale, coinvolgendo amministratori, dirigenti degli Ambiti territoriali, rappresentanti delle istituzioni, del mondo ecclesiale, del Terzo settore e delle professioni.

Al centro dei lavori la necessità di rafforzare la rete tra istituzioni e soggetti del welfare per costruire politiche sociali più efficaci, capaci di rispondere in modo concreto ai bisogni delle comunità e di ridurre le differenze ancora presenti tra i diversi territori della Campania.

Ad aprire la manifestazione è stato il panel “Le voci del welfare in Campania”, seguito nella seconda giornata dagli approfondimenti dedicati alla costruzione di una reale integrazione socio-sanitaria, al rapporto tra pubblico e privato e, infine, all’etica e alle competenze richieste a chi ricopre ruoli dirigenziali negli Ambiti territoriali.

A sottolineare il valore dell’iniziativa è stato il presidente di ADIPS Campania, Carmine De Blasio, che ha evidenziato come portare a Montefusco i protagonisti del welfare pubblico e privato provenienti dalle diverse province campane abbia rappresentato «un segnale forte e chiaro sull’importanza delle politiche sociali nella nostra regione».

Secondo De Blasio, l’accresciuta attenzione verso il sociale deve però tradursi in una più precisa assunzione di responsabilità e in una definizione chiara dei ruoli. Da qui anche il richiamo al rapporto tra politica e componente tecnica nella gestione degli Ambiti. «Politica e componente tecnica devono operare secondo responsabilità distinte ma complementari», ha spiegato, indicando nella politica il soggetto chiamato a definire gli obiettivi e nella struttura tecnica quello incaricato di individuare le modalità per realizzarli.

Un passaggio particolarmente delicato del confronto ha riguardato il tema della legalità e della tutela dei servizi sociali dal rischio di infiltrazioni criminali. Il Sostituto Procuratore della DDA di Napoli, Giuseppe Visone, ha evidenziato la rilevanza strategica delle politiche sociali per le comunità, anche alla luce delle risorse destinate al settore e del rapporto diretto con le fasce più fragili della popolazione.

Proprio queste caratteristiche, ha osservato Visone, possono rendere il comparto esposto a tentativi di condizionamento da parte della criminalità organizzata. Da qui la necessità per le amministrazioni di dotarsi di competenze adeguate e di strumenti di prevenzione in grado di contrastare infiltrazioni e alterazioni dei processi decisionali.

Alla dimensione della legalità si è affiancata quella etica, richiamata dal vescovo di Acerra e presidente della Conferenza Episcopale Campana, Antonio Di Donna. Nel suo intervento ha posto l’accento sulla responsabilità di chi opera quotidianamente a sostegno delle persone più vulnerabili, ricordando come il welfare non possa essere ridotto alla semplice erogazione di una prestazione, ma debba tradursi nella presa in carico delle persone e delle loro situazioni di fragilità.

In questo quadro è stata ribadita anche l’importanza di una collaborazione stabile tra gli operatori delle politiche sociali e la Caritas, quale espressione dell’impegno della Chiesa accanto alle fasce più deboli della popolazione.

A chiudere i lavori è stato Andrea Morniroli, assessore alle Politiche Sociali della Regione Campania, che ha posto l’accento sulla necessità di costruire un dialogo più strutturato tra tutti i soggetti che concorrono alla realizzazione del welfare.

«I direttori degli Ambiti, le istituzioni, il sistema sanitario e il Terzo settore sono chiamati a costruire una vera alleanza», ha sottolineato Morniroli, indicando come priorità il superamento delle profonde differenze oggi esistenti tra i territori campani.

Tra gli obiettivi indicati, la definizione di un livello minimo e omogeneo di servizi sociali e socio-sanitari sull’intero territorio regionale, insieme a regole e tariffe certe e a una maggiore capacità di programmazione e rendicontazione da parte degli Ambiti.

Un capitolo centrale resta quello delle risorse. Per Morniroli, la spesa sociale e sanitaria deve essere considerata un investimento e non un costo, perché capace di rafforzare i servizi di prossimità, la prevenzione e gli interventi sociosanitari.

Un percorso che, è stato ribadito nel corso dell’incontro, richiede tuttavia il coinvolgimento concreto di tutti i livelli istituzionali e una maggiore attenzione da parte dei Comuni alla spesa sociale. È su questo terreno, tra programmazione, responsabilità, integrazione e qualità dei servizi, che si gioca una parte importante del futuro del welfare campano.

Segui Informazione Sei