Otto Marzo, piena solidarietà a tutte le donne.
Implacabile come tutte le scadenze e gli anniversari, arriva l’8 marzo, festa della donna. Tutto inizio a New York, quando le operaie dell’industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro l...
Implacabile come tutte le scadenze e gli anniversari, arriva l’8 marzo, festa della donna. Tutto inizio a New York, quando le operaie dell’industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finchè l’8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all’interno morirono arse dalle fiamme. Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg, proprio in ricordo della tragedia. Questa ricorrenza dell’8 marzo non può non farmi esprimere la mia totale solidarietà a tutte quelle donne che vengono sfruttate, violentate e stuprate nei posti più remoti del globo. Penso al ritorno della paura delle donne italiane: una paura che sta diventando più acuta di fronte all’ondata di recenti violenze e delitti ripugnanti che infangano la nazione. Sono troppe le donne italiane a subire violenza fisica, sessuale e psicologica: Per non parlare di mutilazioni genitali e comportamenti persecutori come lo stalking. Ma il dato più allarmante, comunicato dall’Istat, è che oltre il 94% di tali violenze, non è mai stato denunciato, addirittura spesso non se ne parla neanche. Queste donne tacciono improvvisamente per vergogna, stupore, paura o sopraffazione maschile. Di fronte a questo imbarbarimento dei costumi,vorrei lanciare un appello: il rituale che non sia stanco, le mimose che siano più colorite e che le donne risultino sempre più forti. La donna, maltratta, va affrancata dalla schiavitù e dall’oppressione in cui è costretta a vivere. La parola d’ordine deve essere: “liberta’”. Che sia fatta giustizia sociale quanto prima. In altre parole, è opportuno, hic et nunc, che i diritti elementari di queste donne indifese non siano più rozzamente conculcati. Il mio, mi si creda, non è un panegirico rivolto alla donna, ma un dato di fatto innegabile. Basti pensare al progetto divino, un vero dono concesso alla donna, la maternità:evento spettacolare della natura, di bellezza celestiale, di eccezionale suggestione e di grande poesia. Per questo ed altro ella merita rispetto, affetto e amore. E poi, non dimentichiamoci che, storicamente, dietro ogni uomo importante vi è stato e vi sarà una donna. Proviamo ad immaginare la nostra esistenza senza la presenza muliebre: tutto sarebbe più sterile senza quella “osmosi”che la coppia richiede per vivere degnamente il viatico terreno.Lei ci arricchisce interiormente e scandisce il ritmo della nostra vita , ci aiuta a camminare sorreggendoci reciprocamente attraverso i passaggi duri della vita(che non mancano mai, per nessuno). Donna, di qualsiasi etnia o credo, grazie di esistere! Che siano sempre di più gli uomini ad offrire il ramoscello di mimosa alla donna. Il mio vivo augurio è che la donna raggiunga cime sempre più elevate in tutti i settori della vita. Tanto da farmi gridare all’antico adagio anglosassone, che così recita: “The hand that rocks the cradle is the hand that rules the world”. (“La mano che dondola la culla è la mano che governa il mondo”).