Ore disperate per il piccolo Domenico

Il battito si spegne e la medicina si arrende: la mamma sceglie l'amore al posto delle macchine per accompagnare il suo piccolo angelo.

A cura di Redazione
20 febbraio 2026 16:44
Ore disperate per il piccolo Domenico -
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Ore di profonda angoscia al presidio ospedaliero Monaldi. Il bollettino medico diramato nelle ultime ore descrive un quadro clinico critico per il bambino che, due mesi fa, era stato sottoposto a un trapianto di cuore poi rivelatosi danneggiato. Secondo quanto reso noto dalla direzione sanitaria, nelle ultime 12 ore si è registrato un “ulteriore, progressivo e rapido peggioramento” delle funzioni vitali del piccolo paziente.

La scelta della “Pianificazione Condivisa delle Cure”

Di fronte all'inesorabilità del declino clinico, l’ospedale ha convocato una riunione urgente nell'ambito del percorso di Pianificazione Condivisa delle Cure. Al tavolo tecnico hanno preso parte i medici del reparto, la madre del bambino e il dottor Luca Scognamiglio, il medico legale nominato dalla famiglia per seguire ogni fase della vicenda.

L'obiettivo dell'incontro è stato quello di definire un percorso che metta al centro la dignità del paziente, evitando quello che tecnicamente viene definito accanimento terapeutico.

Verso la de-escalation terapeutica

L’azienda ospedaliera ha proposto, con il consenso dei familiari e del loro consulente legale, una strategia di "de-escalation". In concreto, questo significa:

  • Sospensione delle terapie futili: Verranno interrotti tutti quegli interventi che non offrono più benefici clinici o speranze di ripresa.

  • Mantenimento dei soli presidi salvavita: Al bambino verranno somministrate esclusivamente le cure strettamente necessarie, in un’ottica di accompagnamento e gestione del dolore.

  • Umanizzazione delle cure: Un percorso volto a scongiurare sofferenze inutili in una fase in cui la risposta dell'organismo al trapianto sembra ormai compromessa.

Un caso che scuote la sanità

La vicenda del piccolo è finita sotto i riflettori non solo per la drammaticità clinica, ma anche per i contorni legali: il cuore trapiantato due mesi fa era infatti risultato danneggiato, un dettaglio che ha spinto la famiglia a richiedere la presenza costante di un medico legale per monitorare l'operato della struttura.

In questo momento di estremo dolore, la decisione di procedere in modo condiviso tra medici e genitori rappresenta un tentativo di garantire al piccolo il massimo della dignità umana, limitando l'intervento tecnologico laddove la medicina non può più arrivare.

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