"Oppido non si tocca": Il grido dei genitori del Monaldi

Monaldi, cento genitori in piazza per il cardiochirurgo Oppido: "Verità per Domenico, ma stop alla gogna. Lui ha salvato i nostri figli".

15 marzo 2026 17:51
"Oppido non si tocca": Il grido dei genitori del Monaldi -
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I volti di Gaia, Gabriele, Michele, Karol e Gioia sono diventati oggi il simbolo di una battaglia che va oltre le aule di tribunale. Sono i volti di bambini "nati due volte", salvati dalle mani di Guido Oppido, il cardiochirurgo pediatrico del Monaldi attualmente al centro di un’indagine giudiziaria e, soprattutto, di una tempesta mediatica che preoccupa decine di famiglie.

Stamattina, davanti all'ospedale napoletano, circa cento genitori si sono riuniti in un sit-in silenzioso ma visivamente potente. Magliette bianche, cuori rossi e uno striscione che non lascia spazio a interpretazioni: "Oppido non si tocca".

La solidarietà oltre la tragedia

Il contesto è delicatissimo. Il primario è coinvolto, insieme ad altri sei colleghi, nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di poco più di due anni deceduto lo scorso 21 febbraio dopo un travagliato percorso post-trapianto iniziato a dicembre 2025. Una tragedia che ha scosso l'opinione pubblica, ma che ha spinto i genitori degli altri piccoli pazienti a fare scudo attorno al medico.

"Anche noi chiediamo verità per Domenico," spiega Cinzia, una delle madri presenti, all’ANSA. "Ma il professor Oppido ha ridato la luce e la speranza alle nostre vite. La giustizia faccia il suo corso, ma nelle sedi opportune, non nelle piazze o sui social."

Vite sospese e "viaggi della speranza"

La storia di Cinzia è emblematica del legame che unisce queste famiglie al chirurgo. Sua figlia, 11 anni e 14 interventi alle spalle tra cuore e cervello, ha incontrato Oppido per la prima volta nel 2015 al Sant’Orsola di Bologna, quando nessun altro ospedale sembrava poter offrire una via d'uscita. Quando il medico si è trasferito a Napoli, la famiglia lo ha seguito senza esitazione.

I genitori presenti sottolineano un punto cruciale: la continuità assistenziale. La preoccupazione principale è che la "gogna mediatica" possa destabilizzare un reparto d'eccellenza, mettendo a rischio il futuro dei bambini che sono ancora in cura o che attendono interventi vitali.

Un appello al buonsenso

Il sit-in non è stato un atto contro la famiglia del piccolo Domenico – verso cui tutti hanno espresso massimo rispetto e vicinanza per il dolore incolmabile – ma una difesa del diritto alla cura e della professionalità di un medico che, per queste famiglie, rappresenta l'unica ancora di salvezza.

"Chi ha intrapreso questa guerra mediatica dimentica che ci sono altri bambini che hanno bisogno di essere curati," ammoniscono i genitori. La richiesta è chiara: lasciare che la magistratura accerti i fatti con i propri tempi, senza però smantellare, nel frattempo, la fiducia in una sanità che, per Gaia, Gabriele e molti altri, ha fatto il miracolo.

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