Omicidio Gioia: Elena, non volevo uccidere papà

«Non volevo uccidere papà. Mi dispiace tanto e farei qualsiasi cosa per poter rimediare. Chiedo scusa a tutti, alla mia famiglia soprattutto, spero che un giorno mi possano perdonare». Sono le parole...

27 aprile 2022 18:02
Omicidio Gioia: Elena, non volevo uccidere papà -
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«Non volevo uccidere papà. Mi dispiace tanto e farei qualsiasi cosa per poter rimediare. Chiedo scusa a tutti, alla mia famiglia soprattutto, spero che un giorno mi possano perdonare». Sono le parole di Elena Gioia, la figlia di Aldo, il 53enne ucciso con diverse coltellate dall'ex fidanzato Giovanni Limata, il 17 Aprile del 2021. Elena è comparsa per la prima volta in aula davanti al giudice Calabrese e non ha portuto nemmeno con lo sguardo guardare ikl gabbiotto dove stata Giovanni Limata e questo su precvisa richiesta proprio dei difensori del giovane cervinarese, gli avv.ti Fabio Russo e Kalpana Marro. L'esame dell'imputata è stato avviato proprio dal suo avvocato Livia Rossi, che è andata indietro nel tempo, dal giorno in cui è cominciata la relazione tra i due. Un rapporto sin da subito burrascoso. Tra alti e bassi. Erano più le volte che si lasciavano che quelle in cui erano insieme. Ad un certo punto Elena si rende conto che quel ragazzo non fa per lei. Lo sanno tutti, ne parla con la madre, con la sorella, e con qualche amica. Tutti che invitano Elena a lasciarlo. Ma lei puntualmente ci ritornava insieme. Non era in grado di lasciarlo. “Non avevo la forza perché spesso minacciava di farsi del male e voleva farmi sentire in colpa. Non voleva che mi iscrivessi all'università, ha cominciato a inviarmi delle foto con le lesioni che si procurava. Ero stressata da questo fatto e dalle sue pressioni – ha continuato Elena - inoltre prendevo farmaci per la fibromialgia che mi causavano i vuoti di memoria e mi faceva stare nervosa”. Elena ha detto che in quel periodo stava molto male, stanca delle sue pressioni. Si arriva al 17 aprile, giorno in cui si decide la strage familiare. Elena aveva litigato con i genitori, era sotto stress e presa dalla rabbia scrive un messaggio a Giovanni: voglio eliminare la mia famiglia e lui rispose: ci penso io.«Ma io non ricordo nulla di quel periodo – riferisce Elena in aula - non riesco a focalizzare quel periodo. Ero confusa. E ancora oggi è come se fosse una cosa irreale. Ma di quel periodo ho rimosso tutto è come se ci fosse un blocco. Il risveglio l'ho avuto solo quando ho sentito papà urlare. Da allora non ho mai smesso di piangere». Elena dice anche che il periodo di detenzione le ha insegnato tanto, l'ha aiutata a capire davvero le cose sbagliate che ha fatto e che Giovanni era stato un errore della sua vita.  Elena Gioia alle domande del pubblico Ministero Russo e degli avvocati Fabio Russo e Kalpana Marro che difendono giovanni Limata ha risposto sempre di non ricordare. Il processo è sato quindi aggiornato al 24 Maggio quando in aula sarallo ascotati i testimoni della difesa. Giovanni Limata tramite i suoi legali ha fatto consegnare una lettera al Giudice Calabrese.

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