Omaggio a Indro Montanelli nel ventesimo anniversario della scomparsa

( Franco Petraglia ) Il compianto Indro Montanelli era solito dire che in Italia quando uno è morto è proprio morto. Pagina chiusa. Dimenticato. Si passa oltre. Al contrario, Montanelli è sempre vivo...

22 luglio 2021 09:03
Omaggio a Indro Montanelli nel ventesimo anniversario della scomparsa -
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( Franco Petraglia ) Il compianto Indro Montanelli era solito dire che in Italia quando uno è morto è proprio morto. Pagina chiusa. Dimenticato. Si passa oltre. Al contrario, Montanelli è sempre vivo, lo ritroviamo in molti lettori che lo ricordano con struggente nostalgia, stima e affetto. Il 22 luglio 2001 ci lasciava il mostro sacro del giornalismo, Indro Montanelli, e l’Italia perse un grande giornalista e storico. Un uomo libero, capace con la sua profondità e vivacità intellettuale di provocare il dialogo in un mondo che non ama più parlare ma guerreggiarsi. Egli sapeva raccontare, con straordinaria chiarezza, la storia degli italiani. Scriveva quel che pensava, che era. Le sue analisi erano obiettive, terse come il cristallo e mai offensive. Insomma, un vero maestro di vita. Gli italiani gli volevano veramente bene, soprattutto per la sua onestà intellettuale, per la sua dignità e per il suo portamento altero. Ha lasciato un’impronta vera, non effimera, di sé. Per questo sento verso di lui profondo rispetto e simpatia. Voglio riportare la tecnica, a me molto cara, che Montanelli insegnò al defunto Roberto Gervaso:” Scrivi  per tutti, ma più per il bidello che per il professore, più per il contadino o l’operaio che per l’intellettuale. Ricordati che chi non si fa capire o è un somaro o è un imbroglione”.

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