Movida, servono regole: i sindaci non chiudano gli occhi, rispetto per tutti

Stop all'alcol da asporto e chiusure anticipate per tutelare il sonno dei residenti. Multe salatissime e il modello partenopeo lancia un segnale anche alla Valle Caudina.

A cura di Redazione
30 maggio 2026 15:35
Movida, servono regole: i sindaci non chiudano gli occhi, rispetto per tutti -
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Il delicato equilibrio tra il diritto al divertimento dei giovani e il sacrosanto diritto al riposo dei residenti è ormai da anni al centro del dibattito pubblico in moltissimi comuni italiani. Troppo spesso le piazze storiche e i centri urbani si trasformano in zone franche notturne, dove il caos e il frastuono superano ogni limite di civiltà. Di fronte a questa emergenza sociale e sanitaria, i sindaci non possono più far finta di niente o chiudere gli occhi, ma hanno il dovere di intervenire per tutelare indistintamente tutti i cittadini, garantendo la vivibilità dei quartieri.

A tracciare una linea di netta discontinuità con il passato ci ha pensato il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, che ha firmato due distinte ordinanze sindacali volte a contrastare gli effetti devastanti dell'inquinamento acustico. I provvedimenti, validi dal 1° giugno al 1° ottobre 2026, si applicano a tutte le tipologie di esercizi pubblici in aree calde come via Cisterna dell'Olio, Piazza del Gesù e i Baretti di Chiaia. La stretta è scattata a seguito dei monitoraggi dell'Arpac, che hanno accertato il superamento dei limiti di tollerabilità sonora, e in linea con i contenziosi aperti dai residenti davanti al Tribunale.

La nuova mappa delle regole partenopee prevede il divieto assoluto di asporto di bevande alcoliche dalle ore 22:30 alle 6:00 del mattino successivo. Gli orari di chiusura dei locali sono stati fissati entro l'una di notte dalla domenica al giovedì, e prolungati fino alle 2:00 esclusivamente nei giorni di venerdì e sabato, con il divieto assoluto di riapertura prima delle sei. L'inosservanza di queste disposizioni comporterà sanzioni pecuniarie durissime, che spaziano da 2.000 a 20.000 euro, fino alla sospensione immediata dell'attività in caso di recidiva.

Nessuno ha l'obiettivo di criminalizzare la sana socialità o penalizzare le attività commerciali, ma è fondamentale rimettere i puntini sulle i quando la situazione sfugge di mano. Ben vengano, dunque, i provvedimenti coraggiosi come quelli adottati a Napoli per arginare gli eccessi e restituire dignità ai territori. L'auspicio è che questo forte segnale politico e amministrativo venga recepito con urgenza anche in Valle Caudina, spingendo i sindaci locali ad assumere analoghe iniziative per dimostrare che la tutela della salute pubblica e lo svago notturno possono e devono convivere responsabilmente.

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