Morti sul lavoro dal 2021 al 2024: 4.442 vittime in Italia.
“Il bilancio è tragico, tanto quanto quello di un bollettino di guerra. Perché questo sembra purtroppo il lavoro nel nostro Paese: un campo di battaglia senza trincea e senza scudi. Negli ultimi quatt...
“Il bilancio è tragico, tanto quanto quello di un bollettino di guerra. Perché questo sembra purtroppo il lavoro nel nostro Paese: un campo di battaglia senza trincea e senza scudi. Negli ultimi quattro anni le vittime ‘ufficiali’ sono state 4.442. Ricordiamo, infatti, che dalle rilevazioni ufficiali non emerge il mercato del lavoro sommerso in cui ovviamente risulta assai difficile indagare. Comunque l’emergenza ‘ufficiale’ basta e avanza. A preoccupare non sono solo i numeri, ma anche e soprattutto l’incidenza di mortalità rispetto alla popolazione lavorativa che non accenna a diminuire in modo incisivo. Ciò significa che il rischio di morte per i lavoratori rimane sempre elevato e pressoché invariato negli ultimi anni”. Così Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega di Mestre, commenta la triste e costante tendenza nel nostro Paese introducendo l’ultima indagine elaborata dal proprio team di esperti sugli infortuni mortali e non mortali avvenuti negli ultimi quattro anni in Italia. Basilicata e Umbria sono le regioni più pericolose in cui lavorare. L’incidenza di mortalità rilevata nel quadriennio ha, infatti, mantenuto queste regioni in zona rossa per quattro anni consecutivi. Mentre è la Toscana la regione che registra i migliori risultati, con due anni in zona bianca e due in zona gialla, mantenendo sempre incidenze di mortalità sul lavoro inferiori alla media nazionale. (In allegato la zonizzazione delle regioni nel quadriennio). In generale, dalla cronologia della mappatura emerge che le regioni con una popolazione lavorativa più elevata registrano incidenze di mortalità pari o addirittura inferiori alla media nazionale. È il caso della Lombardia, del Lazio e del Veneto, che pur essendo in cima per numero di occupati, non figurano mai tra le regioni con le incidenze più elevate. “Interessante rilevare come da questa analisi si evidenzi l’effetto del Covid nelle statistiche degli infortuni sul lavoro. Infatti, l’incidenza media annua nell’ultimo anno del Covid (ossia il 2021) è di molto superiore rispetto all’ultimo triennio considerato – spiega Mauro Rossato –nel 2021 si registra un’incidenza media annua di 43,1 infortuni mortali ogni milione di occupati, mentre nel 2022, 2023 e nel 2024 i valori sono diminuiti rispettivamente a 34,2 e 33,9 e 34,1. Tuttavia, il decremento osservato non risulta significativo né indica una vera inversione di tendenza. Anzi, per chi opera nel settore della sicurezza sul lavoro, tali lievi flessioni evidenziano il persistente dramma dell’emergenza”. Analizzando l’emergenza per settore, a detenere il triste primato di morti in occasione di lavoro, lungo tutto il quadriennio considerato, è quello delle Costruzioni (564 decessi), seguito da Trasporti e Magazzinaggio (434 vittime) e dalle Attività manifatturiere (411). Oltre alla definizione del livello di sicurezza per ciascuna regione, l’Osservatorio individua nel corso del quadriennio 2021-2024, l’identikit dei lavoratori più a rischio per fascia d’età. E lo fa sempre attraverso le incidenze di mortalità. Un dato, quest’ultimo, che continua a essere sempre più preoccupante tra i lavoratori anziani; proprio nella fascia dei lavoratori ultrasessantacinquenni l’incidenza nei quattro anni va da un minimo di 96,1 morti per milione di occupati relativo al 2022 ad un massimo di 150,4 nel 2021, seguita dalla fascia di lavoratori compresi tra i 55 e i 64 anni (da 54,5 a 82,2). Ma c’è un altro dato molto significativo e altrettanto scoraggiante che emerge osservando le denunce totali di infortunio: quello che riguarda i più giovani. Le nuove e nuovissime generazioni, infatti, tendono ad infortunarsi maggiormente rispetto ai più anziani senza necessariamente gravi conseguenze. Ciò può essere in parte spiegato da una minore esperienza lavorativa ma, allo stesso tempo, da una maggiore reattività nell’evitare conseguenze gravi.